sabato 31 dicembre 2016

Amore disperato

 

È il pomeriggio di Natale. Quest’anno abbiamo finito presto il pranzo con i parenti e ci siamo concessi una passeggiata io e Anna. Siamo venuti a P., per camminare tra le vecchie vie del borgo, visitare una mostra e ammirare il presepio galleggiante.

Parcheggiata l’automobile e scesi verso il centro, una scena attira la nostra attenzione: contro il muro di un antico palazzo sotto i portici c’è una coppia allacciata che si mangia di baci. Non sarebbe strano, non fosse per l’età dei due: la donna, elegantemente vestita con un giubbino alla moda, una gonna di classe e stivali alti di camoscio, è sulla quarantina; l’uomo, con un giubbotto verde e pantaloni chiari ha chiaramente superato i cinquant’anni, e sembra vicino ai sessanta. Due amanti clandestini che hanno approfittato di un momento per ritagliarsi il loro spazio nel Natale. Sono frenetici, disperati si direbbe. “Ho detto che andavo a salutare un’amica” dice lei, “ho poco tempo”. “Ma io devo baciarti, devo – hai capito? Entriamo in un bar…”

Li lasciamo al loro destino e imbocchiamo il ponte che porta alla città vecchia mentre le luci brevi della sera infiammano il cielo sul fiume e sul presepio illuminato che si spande in mille riflessi. Ma qualcosa è rimasto in noi di quella scena: non si può ignorare la disperazione che aleggiava sui due. Così andiamo tra le vetrine spente, tra le serrande abbassate dei negozi e pensiamo a quanto debba essere difficile conciliare due vite in una – Anna mi dice che è come nel film di Aldo, Giovanni e Giacomo, “La banda dei Babbi Natale”, dove il bigamo Giovanni deve fare due pranzi di Natale, uno in Svizzera e uno a Milano, e inventare le scuse più disparate. Sì, ma è diverso, le dico: qui sono entrambi consapevoli, qui sono entrambi in cerca di quella loro ora d’aria, come dei carcerati che trovano respiro in quegli appuntamenti saltuari combinati via SMS o via Whatsapp.

Poi entriamo nel salone della mostra e non ne parliamo più, ci lasciamo affascinare dai dipinti, commentiamo le opere in esposizione. Usciamo che è già buio e cerchiamo un bar per bere una cioccolata calda. Apro la porta per far entrare Anna e ne esce la donna, con il volto rigato di lacrime. Ci sediamo all’unico tavolino libero, vicino alla porta. In fondo al bar c’è ancora l’uomo: davanti due tazze, una sporca di rossetto. Ha il mento appoggiato su una mano e lo sguardo perso nel vuoto.

 

Amanti

ROBERT DICKINSON, “LOVERS”

Nessun commento: