sabato 9 aprile 2016

Toponomastica milanese

 

Le strade milanesi non avevano un nome scritto. Solo nel 1785, durante la dominazione austriaca, la toponomastica cittadina fu sancita su ordine del ministro plenipotenziario della Lombardia, il conte Wilzeck. Impose insegne, numeri civici, lampioni a olio all’angolo delle vie. Milano è città antica, che risale ai Liguri e ai Celti e che già nel 43 a.C. venne inclusa nello stato romano. Le sue vie hanno talora nomi che si perdono nel tempo, lungo i secoli, risalendo a ritroso attraverso il periodo dei Visconti e degli Sforza fino al Medioevo, ai Longobardi e all’epoca romana.

VIA BRERA è il cuore artistico della città: vi sorgono l’Accademia e la Pinacoteca. Brera è la corruzione di Braida, a sua volta derivato dal latino proedium, campo. Dove ora è il Palazzo di Brera vi era la casa della Confraternita degli Umiliati, la braida appunto. Erano divisi in tre ordini: gli Umiliati, che continuavano a vivere nelle loro famiglie, i frati e le suore laiche che vivevano in chiostri maschili e femminili, e preti e suore consacrati a Dio. Fabbricavano panni, sete, tessuti d’oro e d’argento e li esportavano in tutta Europa. Nel 1305 arrivarono anche in Sicilia, dove fondarono manifatture. Vizi e lussi portarono allo scioglimento dell’ordine. A Brera subentrarono i gesuiti e poi l’Accademia di Belle Arti, la Biblioteca e la Pinacoteca.

VIA CAMINADELLA si trova proprio dietro l’Università Cattolica, nel cuore romano di Milano: è in quei dintorni, in Via Brisa, che si possono ancora ammirare i ruderi di ciò che resta del periodo imperiale, testimoniato anche dalla denominazione di Via Circo. Deve il suo nome, non a una breve camminata – la via comunque è molto corta – ma ai camini in muratura del palazzotto visconteo, vera eccezione in quell’epoca, quando dai tetti di paglia fuoruscivano i fogher, i camini di fango impastato e rappreso. Il palazzo ora non c’è più: fu distrutto dai bombardamenti del 1943.

VIA DELLA COMMENDA, insieme a Via Guastalla, collega Corso di Porta Vittoria con Corso di Porta Romana e vi hanno sede il Policlinico e la Clinica Mangiagalli. La commenda era un rapporto giuridico d’affidamento, diffuso nel periodo medievale: consisteva in un’associazione di capitale e lavoro per cui un creditor affidava denaro o beni a un debitor, che ne curava la gestione, spesso senza dividere i rischi. Una sorta di banca, insomma. Questa era specificamente la Commenda dei Cavalieri di Malta, che qui sorgeva e che aveva un tempio annesso, dove ora c’è il padiglione Cesarina Riva del Policlinico. Nel convento dei Cavalieri, nel 1158, Federico Barbarossa pose il suo quartier generale durante l’assedio di Milano. Lì, vicino, in Via San Barnaba, c’è tuttora la sede dei Cavalieri di Malta.

PIAZZA CORDUSIO, a metà strada tra il Castello Sforzesco e il Duomo, ospitava il palazzo di Albino, generale di Alboino e primo governatore di Milano. Il luogo fu detto dunque “De Curte Ducis”, corrotto in seguito in “Cortedoxi”, “Corduce” e infine “Cordusio”. Luogo deputato di congiure, gazzarre, moti e tumulti (nel 1311 ai danni di Enrico di Lussemburgo, nel 1526 contro le ruberie degli spagnoli, nel 1628 il famoso assalto ai prestini di manzoniana memoria) la piazza ora ospita le poste e importanti banche.

VIA CROCE ROSSA si apre dove Via Manzoni incrocia Via Montenapoleone: dovrebbe il suo nome a un vessillo con croce rossa su fondo bianco, che poi è il simbolo della città, donato nel V secolo da Papa Gelasio ai milanesi; venne portato in processione partendo proprio da lì. Secondo altri la croce rossa sarebbe stata invece quella dipinta su una colonna innalzata per ordine di San Carlo Borromeo durante la peste: serviva, come tante altre poste per la città, per celebrarvi le funzioni religiose, cui i malati assistevano dalle finestre di casa.

VIA DEI DISCIPLINI inizia dove Corso Italia si allarga in Piazza Bertarelli. Chi sono i Disciplini? Si tratta degli appartenenti a una Confraternita, quella dei Disciplini della Morte, più comunemente noti come Flagellanti, i fedeli che durante le processioni si flagellano per penitenza, rito ancora oggi diffuso in Spagna e nell’Italia Meridionale. I Torriani li cacciarono dalla città nel ‘200, i Visconti li accolsero invece nel secolo successivo, dando loro il compito di assistere i condannati alla pena capitale, attività che svolsero fino allo scioglimento della Confraternita, nel 1794.

VIA LAGHETTO con l’annesso Vicolo Laghetto, aperto agli inizi del XIX secolo, mette in comunicazione Piazza Santo Stefano, in zona Università Statale, con Via Francesco Sforza. Il laghetto, naturalmente, non c’è più: era un piccolo lago alimentato dalla fossa interna dei Navigli, aperto nel 1438 per consentire ai barconi provenienti dal Lago Maggiore di scaricare i marmi di Candoglia destinati alla costruzione del Duomo e il carbone.

PIAZZALE LORETO è tristemente noto per la fine del fascismo e di Mussolini. Si può affermare che la città finisca lì, prima del lungo Viale Padova che porta alla periferia. Nel 1607 vi venne costruita una chiesa simile a quella di Loreto, con annesso il convento cistercense di Nostra Signora di Loreto fuori di Porta Orientale. Il convento venne abbandonato nel 1871, la chiesa qualche decennio dopo.

PIAZZA e VIA DEI MERCANTI rappresentano il cuore medioevale della città: ospitano il Palazzo della Ragione e il Palazzo dei Giureconsulti. Un bassorilievo murato nel Palazzo della Ragione, ritrovato durante la sua costruzione, nel 1233, raffigura la scrofa semilanuta, da cui un’antica etimologia fa derivare il nome di Milano. La toponomastica della via e della Piazza sono chiare: vi aveva sede la corporazione dei Mercanti, così come per altre strade milanesi: Via Armorari, Via Spadari, Via Speronari, Via Orefici, Via Cappellari, tutte tra l’altro racchiuse in un fazzoletto.

Mercanti

VIA MONETA, che si affaccia sull’edificio delle Poste, a pochi metri da Piazza Affari, sede della Borsa, richiama la presenza in quel luogo evidentemente predestinato se ora vi sorge la Banca d’Italia, dell’antica zecca romana. Fino al 1873 vi era anche la chiesa di San Mattia ad Monetam, sull’angolo dove inizia Via Ambrosiana.

VIA OLMETTO si apre tra Piazza Vetra e Via dei Piatti, a pochi metri dalla centralissima e trafficata Via Torino: prende nome da un olmo che cresceva nel palazzo imperiale costruito da Massimiano nel III secolo e che era noto come Ulmus in Palatio. Secondo la tradizione l’olmo era piantato nello slargo, ancora oggi esistente, in corrispondenza con Via dei Piatti.

VIA DEGLI OMENONI è appena dietro Piazza della Scala: appena vi si arriva, si capisce il perché si chiami così. Infatti, la brevissima via è caratterizzata da un edificio molto particolare, ornato da telamoni di pietra raffiguranti enormi uomini imprigionati nel portale. La casa, anch’essa detta degli Omenoni, parola dialettale che significa per l’appunto “omoni”, fu il palazzetto di Leone Leoni, orafo aretino dal carattere bizzoso e amico dei potenti.

Omenoni

VIA DELLE ORE è situata dietro Palazzo Reale e sbocca in Piazza Fontana, purtroppo celebre per l’omonima strage del 1969: nel 1335 Azzone Visconti fece installare un orologio che batteva le ore sulla vicina chiesa di San Gottardo al Palazzo Reale, il primo di Milano, ecco spiegata la denominazione della via.

VIA DELLA PALLA taglia Via Torino dal lato della Chiesa di Sant’Alessandro. Vi aveva sede la Standa, soppiantata sul finire degli anni ‘90 dal negozio FNAC. Anticamente vi si svolgevano i giochi pubblici, di qui il nome.

VIA PATTARI, in pieno centro, collega Corso Vittorio Emanuele a Piazza Fontana. L’etimologia è controversa. Secondo alcuni il nome risalirebbe ai patarini o paterini, poi chiamati patari in analogia con catari: erano eretici dell’XI secolo, che si sarebbero riuniti in questa contrada. Secondo altri sarebbe invece la “patta” all’origine del nome, cioè la chiusura dei pantaloni sul davanti (“pattona” è la trapunta, “pattina” è la presina, sempre stoffa comunque). Altri ancora vorrebbero la via così chiamata per l’antica presenza di robivecchi, i “patée”.

VIA PONTE VETERO, tra Via Broletto e Piazza del Carmine, a mezza strada tra il Castello e Brera, deve il suo nome a uno dei più vecchi ponti di Milano: scavalcava un canale nel cui letto si raccoglievano gli spurghi della zona. Da notare che Milano, fino alla metà del secolo scorso aveva una fitta rete di navigli che attraversavano la città facendone nei dintorni di San Marco una specie di piccola Venezia. Ora restano solo quelli scoperti nella zona detta appunto dei Navigli, nel sud-est.

VIA RASTRELLI, anch’essa in pieno centro, costeggia il Palazzo Reale e conduce da Piazza Diaz, dove sorge il monumento ai Carabinieri in forma di fiamma sul cappello,  a Via Larga: i rastrelli sarebbero lunghe lance di ferro che i Celti avrebbero infisso nel terreno per recintare uno stabilimento termale, detto “stupa”

VIA DELLA SPIGA, nel quadrilatero della moda che ha il suo culmine in via Montenapoleone, deve il suo nome probabilmente a una lapide murata sopra l’edificio al numero 40, abbattuto nel primo dopoguerra. L’epigrafe latina diceva: SPICA NOME PACIS QUISQUIS AMAT GRATUM PACIS COMPONERE NOMEN HIC UBI SPICA VIRET NOMINA PACIS HABET, ovvero “Spiga nome di pace, chiunque ama comporre il gradito nome della pace, qui, dove verdeggia la spiga, trova i nomi della pace”. Secondo altri, meno poeticamente, vi abitava una famiglia Spiga.

VIA DEL VERZIERE, da Via Larga a Corso di Porta Romana, ricorda che qui, fino ai primi anni del ‘900 era sito il mercato di frutta e verdura – ma non solo -  e che nelle vicinanze c’era l’orto dell’Arcivescovo. Celebre personaggio era la Ninetta del Verzee, pescivendola del mercato, ridotta alla prostituzione e allo sfacelo dall’amore per uno sfruttatore.

VIA ZEBEDIA è la strada stretta e lastricata che collega Piazza Missori a Piazza Sant’Alessandro: la Zebedia era un’antica prigione fatta costruire da un certo Zebedeo, nella quale furono rinchiusi i soldati romani Cassio, Licinio, Bruto e Severino, colpevoli di essersi convertiti al cristianesimo, poi giustiziati e santificati. La chiesa che sorge in Piazza Sant’Alessandro sarebbe stata costruita sui resti del carcere: nel corso di scavi sono stati trovati macigni con infissi grossi anelli.

 

2010-2011

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