sabato 19 dicembre 2015

Terra di nessuno

 

Ypres, 24 dicembre 1914.

La situazione è di stallo. Eppure tutti, dai governanti agli alti comandi, avevano ripetuto spesso che la guerra sarebbe stata breve, che la vittoria sarebbe sopraggiunta in brevissimo tempo. Invece siamo qui, impantanati in queste trincee, e il malcontento dilaga. Altro che “guerra lampo”, altro che orchestra che suona la sua parte nell’armonia generale! Questa è ormai  una guerra di posizione in cui per guadagnare un centinaio di metri si sacrificano troppe vite. Ma loro sono là al caldo, noi invece qui nel gelo. “A Natale tutti a casa!” avevano promesso gli alti papaveri. Solo propaganda, solo vane parole versate come whisky nella gola dei soldati. E per tenerci buoni che cosa hanno pensato di fare? Ci hanno mandato questi stupidi pacchi con dolciumi, tabacco, liquore e quei dannati alberelli natalizi. Qui! Nelle trincee! Nella negazione dell’amore! Perlomeno la candela rossa mi è utile per scrivere questa nota di diario e mi dà anche una parvenza di calore…

Ma cosa succede? Che cos’è mai questo vociare? Oddio, sono i crucchi! Ma perché sono usciti dalla trincea? Cosa fanno? Hanno illuminato decine di alberi con i lumini. E cantano nella terra di nessuno. Ma… ci sono anche i nostri! È un canto che conosciamo, ma loro lo cantano in latino, noi in inglese.

Adeste fideles læti triumphantes,
venite, venite in Bethlehem.
Natum videte Regem angelorum.
Venite adoremus
Venite adoremus
Venite adoremus
Dominum.

O come, all ye faithful, joyful and triumphant!
O come ye, O come ye to Bethlehem;
Come and behold him
Born the King of Angels:
O come, let us adore Him,
O come, let us adore Him,
O come, let us adore Him,
Christ the Lord.

E questo caporale biondo dai baffi spioventi adesso mi mostra le fotografie: “Inge” dice, lo ripete finché non gli faccio segno di avere capito. Una valchiria bionda con una lunga treccia. Sua moglie, e poi un pargoletto in culla, “Hermann”. Io gli faccio un gesto di diniego, forse riesce a comprendere dalla smorfia che faccio: non ho moglie, non ho figli, non ho famiglia se non una sorella sposata che vive a Londra. Anche lui, “Hans” dice indicandosi, fa un gesto, come dire: “È Natale, non pensiamoci, bevici su” e intanto mi porge una fiasca – è un liquore forte e dolce, forse di prugne, forse di pere. “Tom” gli dico indicandomi il petto. Mi abbraccia. E forse fino a questa mattina era lui il cecchino appostato che sparava appena mettevamo fuori la testa dalla buca! È stata una giornata di ripetuti scambi di fucileria e ora siamo qui a fraternizzare davanti a un grande falò. Non siamo più nemici, siamo uomini che indossano divise diverse e parlano lingue diverse ma che se vogliono sanno intendersi, proprio quello che non fanno invece gli alti comandi. Se la guerra la decidessimo noi, sarebbe già conclusa da un pezzo. Guardo Hans, magari domani gli sparerò, adesso gli do le mie sigarette e la mia carne in scatola e prendo i suoi sigari e i suoi wurstel. “Auguri, Hans”. Lo abbraccio come un vecchio amico. Poteva accadere solo in una notte santa come questa, e infatti loro adesso cantano “Stille Nacht! Heilige Nacht! Alles schläft; einsam wacht” e noi “Silent night, holy night, all is calm, all is bright”. È un miracolo.

 

Tregua

ILLUSTRAZIONE DI A.C. MICHAEL

Nessun commento: