sabato 5 aprile 2014

Cinquecento lire

 

Stava per finire anche l’inverno del 1973 – febbraio ormai lasciava posto a marzo e la primavera dava segni qua e là nei prati. Davide aveva otto anni compiuti e frequentava la terza elementare. La mamma gli spettinò la zazzera bionda mentre lui si infilava il montgomery verde. Quanto gli piaceva quella specie di cappotto: la fodera interna che assomigliava al vello di una pecora, il cappuccio che poteva tirarsi sulla testa quando pioveva o tirava vento, quei bottoni strani da allacciare. Si chiamano “alamari” aveva detto la mamma e lui aveva pensato ai calamari, anche se sapeva che non c’entravano niente.

Era domenica e stava per andare all’oratorio dove, dopo la catechesi, avrebbe giocato tutto il pomeriggio con i suoi compagni di classe. La mamma non aveva monete, così gli mise in mano una banconota da 500 lire, quella con una testa di donna sulla destra, un mare di onde dove saltano delfini e sulla sinistra un’aquila che prende un serpente con gli artigli. “Non perderlo, Davide, mi raccomando”. “No, mamma” disse lui, uscendo trotterellando dalla porta e infilando poi la strada dopo avere guardato a destra e a sinistra come gli hanno insegnato.

All’oratorio don Mario parlò del buon Samaritano, disse che tutti dovrebbero comportarsi come lui, che quando un bambino vede un suo compagno in difficoltà deve aiutarlo, magari sostenerlo quando fatica a fare i compiti, i più bravi – e lì aveva lanciato un’occhiata a Davide – non devono lesinare consigli, condividere il loro sapere. Fece in fretta quel pomeriggio, e li lasciò liberi di correre fuori a frotte a inseguire il pallone sul campo spelacchiato. Anche Davide giocò un po’ a pallone, poi passò con Alessandro nel salone dove si trovavano i giochi. Rimasero al calciobalilla per un po’ poi andarono al bar dell’oratorio a prendere qualcosa. Davide aveva voglia delle caramelle Goleador e degli asabesi, e cercò le 500 lire nelle tasche. Non c’erano! Provò allarmato a guardare meglio: tasca sinistra in basso, tasca destra in basso, taschino per le mani sinistro, taschino per le mani destro: niente! Sbottonò il montgomery e provo nella tasca interna: niente!

Si sentiva avvilito, perché ricordava quel “Non perderlo, Davide, mi raccomando”. Erano le quattro, aveva ancora un’ora e mezza prima di tornare a casa. E non riusciva a non pensare a quelle 500 lire misteriosamente scomparse. Lui e Alessandro tornarono nel salone, c’era libero il biliardino con i maniglioni e rimasero lì un po’, ma continuava a pensare a quella banconota. Uscirono a giocare un po’ a pallacanestro ma si sentiva come svuotato. Salutò Alessandro e gli altri compagni e tornò a casa, in anticipo sull’orario. Mentre camminava si frugava ancora in quelle maledette tasche. Niente! Niente! Niente!

“Ciao” la voce un po’ smorta. “Allora? Com’è andata?” chiese la mamma. “Non trovo più i soldi che mi hai dato”, lo sguardo basso, la consapevolezza di avere tradito la fiducia. “Hai guardato bene nelle tasche?” “Sì”. L’avvilimento di Davide era davvero tanto. La mamma si allarmò: “È successo qualcosa?”. “No”. “Hai speso tutto?” “No, non ho speso niente”. “Le hai date a qualcuno?” “No”. “Dai, Davide, non preoccuparti, vedrai che salteranno fuori, e se non salteranno fuori non importa...”

Anche la cena a Davide sembrò un po’ scipita, la mangiò un po’ svogliato, lo sguardo ancora ogni tanto perso nel piatto all’inseguimento di quelle 500 lire. Fu quando si spogliò per andare a letto che sentì qualcosa di strano nella tasca della camicia. Un pezzo di carta, un foglietto. Lo tirò fuori: erano le famose 500 lire. “Mamma!” gridò, e quando lei apparve nel riquadro della porta, le mostrò la banconota. Nella fretta di uscire aveva confuso la tasca del montgomery con quella della camicia. Sorrideva Davide, un largo sorriso. Sorrideva sollevata anche la mamma. Gli carezzò la zazzera bionda e gli lasciò il denaro. “Tienilo, lo userai domenica”. Davide chiuse la banconota nel cassetto del comodino. “Di qui non mi scappi” sussurrò finalmente tranquillo.

 

500 lire

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