sabato 20 luglio 2013

Ora di punta

 

Paola è sul treno. Ormai il Frecciarossa sarà dalle parti della stazione di Rogoredo, tra i capannoni della prima periferia e i magazzini ferroviari. Giovanni è appena uscito dalla stazione di Porta Garibaldi portandosi negli occhi quei vagoni rossi in movimento, il gioco di specchi dei finestrini. È rimasto ancora un po' sotto la volta buia, poi ha infilato l'atrio dal pavimento di marmo ed ora è fuori, come una piccola formica al cospetto degli enormi grattacieli della piazza. Non è la prima volta che accompagna Paola alla stazione: si vedono così da quando lei è scesa a Roma per lavorare. Nessuno dei due ha mai pensato di mettere fine al loro rapporto, nessuno dei due ha pensato che le distanze siano un ostacolo in grado di frantumare l'amore.

Ma questa volta, ha provato qualcosa di diverso: si sono stretti più forte del solito, si sono baciati più a lungo, hanno indugiato nel tenersi la mano. I discorsi sono rimasti nella gola, soltanto sguardi, intensi sguardi che il silenzio moltiplicava. Cinque giorni. Cinque giorni senza di lei, fino a venerdì sera, quando sarà Giovanni a scendere a Roma con il Frecciarossa. Ormai è da due anni che va avanti così. Però non si sa spiegare perché stavolta lei gli manchi così tanto. Sale in auto e parte, verso il garage sotterraneo dove parcheggerà prima di andare in ufficio.

Sta lì con la sua malinconia, al volante, nel traffico dell'ora di punta. E la radio sembra capire il suo stato d'animo, passa una musica di struggente tenerezza, un brano americano usato spesso nelle colonne sonore di film strappalacrime. È lì, in Piazza della Repubblica, mentre guarda il cielo che le catenarie del tram trasformano in una monocroma opera di Mondrian che Giovanni capisce: è la solitudine che gli pesa, tornare a casa e ritrovarla vuota, doversi cucinare qualcosa... Certo, parla via Skype con Paola tutte le sere, ma vorrebbe averla con sé, vorrebbe sentire la sua presenza nella stanza, volgersi improvvisamente per dirle qualcosa, per commentare il film che guarda alla televisione o una notizia del telegiornale, chiedere consiglio sulle cose da comprare per la cena, sui vestiti da mettersi.

L'auto dietro di lui suona il clacson, il semaforo è diventato verde. Giovanni alza una mano in segno di scusa e riparte. Non c'è soluzione, si ripete. Trasferirsi a Roma, certo. Ma dove lo trova un posto di lavoro a cinquant'anni? La carriera non gli importerebbe... È arrivato.  Infila l'auto nello stallo a lui riservato e prende l'ascensore. Si sorprende a fischiettare il motivo sentito alla radio. “Forza, Giovanni” si dice per farsi coraggio e tirarsi un po' su, “manca soltanto un mese alle ferie di agosto”.

 

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BRENT HEIGHTON, “METROPOLITAN STATION”

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