sabato 15 giugno 2013

Le amarene

 

Mi chiamo Romano, ho quasi sei anni e a ottobre andrò a scuola. Sono un figlio della lupa e la mamma mi ha cucito la divisa, quando la indosso però mi danno fastidio i calzerotti, mi pungono le gambe e me le fanno prudere. È perché sono di cafioc, mi ha detto la mamma, che è un materiale autarchico simile al cotone... ma che non è cotone... «Autarchico?» ho chiesto. Significa che sono prodotti che ci facciamo da noi perché non li possiamo importare dalle altre nazioni. Non ha voluto dirmi perché non le possiamo importare, ma io penso che siamo stati cattivi e ci hanno messo in castigo. Comunque quella divisa la devo mettere il sabato quando vado all'asilo e anche i bretelloni bianchi che mi danno tanto fastidio anche loro.

Ma oggi è lunedì sera, è il 10 di giugno e sta per esplodere l’estate con tutti i suoi calori e i suoi colori e io sgambetto sulle mie scarpacce logorate dalle intemperie e dall'uso su queste strade sterrate. Il nonno ha detto che mi porta a cogliere le amarene nel suo piccolo appezzamento di terra e sto andando con lui per il paese. Però c’è tanta gente fuori dal negozio del droghiere. Stanno ascoltando la radio, lui è uno dei pochi ad averla. Ci fermiamo anche noi, il nonno si toglie il cappello e si asciuga con il fazzolettone bianco, poi si mette ad ascoltare con l’orecchio buono.

“Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano”.

«Cosa c’è, nonno?» chiedo. «Siamo in guerra» mi risponde, «il duce ha dichiarato la guerra alla Francia e all'Inghilterra». Mi sembra un po' più stanco il nonno adesso, come se un’ombra gli si fosse posata sul viso. Come quando viene il medico a trovare la nonna, che è sempre malata. Mi guarda con i suoi occhi dolci, però. «Andiamo a cogliere le amarene, Romano. Tienila tu la cesta...». Andiamo... In strada ci raggiunge l'eco di un boato, sono quelli che ascoltano la radio fuori dal droghiere. Li sentiamo ripetere «Vincere... E vinceremo!». Siamo arrivati al campo. Come sono rosse le amarene, hanno il colore del sangue quando mi sbuccio le ginocchia.

 

10giugno

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