sabato 15 dicembre 2012

Il fantasma dei Natali passati

 

Era una strana figura, un che tra il bambino ed il vecchio.
CHARLES DICKENS, Canto di Natale

No, non è stato un sogno, come per Ebenezer Scrooge. Avevo gli occhi aperti, anche se probabilmente un eventuale osservatore mi avrebbe visto con lo sguardo perso nel vuoto, il gomito sul tavolo, il capo poggiato sul palmo. Eppure, anche a me è apparso il fantasma dei Natali passati: non era un essere orrendo e spaventoso, tutt'altro, casomai aveva le vesti un poco polverose della nostalgia, qua e là ammuffite come vecchi ricordi.

Così, senza paura, mi sono lasciato prendere per mano e portare a ritroso nel tempo, in una cavalcata serrata verso le Vigilie e le giornate di Natale. E io intanto diventavo giovane uomo, poi ragazzo, poi bambino, andavo ad abitare case arredate come nelle fotografie che conservo negli album in un armadio. E rivedevo quei presepi, quegli alberi di Natale sempre diversi, rivedevo le statuine - l'acquaiolo, l'erbivendolo, la donna al pozzo, Gesù Bambino posto nella mangiatoia la mattina del 25, i laghetti fatti con gli specchi, i fiumi di carta stagnola. E rivedevo le decorazioni degli abeti, le luci colorate, il puntale, i pacchetti colorati e infiocchettati che contenevano i regali.

"Ma dove sono tutti?" chiedevo al fantasma dei Natali passati. Non vedevo né mio papà né mia mamma, né i nonni, né gli zii. Ero solo, solissimo in questo retrocedere nei miei anni. "Non l'hai ancora capito?" mi domandò il fantasma, e allora come se qualcuno finalmente mi avesse aperto gli occhi togliendo lo strato di fango che mi causava la cecità, compresi: quello che lo spettro mi mostrava era il vero senso del Natale. Sì, sono cose bellissime le tradizioni: il panettone, l'albero, le tovaglie rosse, le candele profumate, il vischio, i rami di agrifoglio, ma non sono il Natale, non contano davvero niente. Non è Natale se non ci sono le persone che ami...

A quel punto mi sono riscosso. Sono andato ad aprire l'armadio e ho tirato fuori la scatola con gli album di fotografie, ne ho trovati un paio di vecchi Natali dei primi Anni Settanta e li ho sfogliati. C'erano tutti, nelle foto. E c'ero anch'io, con loro. La lacrima che mi rigava il viso allora è caduta proprio sull'immagine di un vecchio presepio. Sembrava davvero una stella...

 

VIGGO JOHANSSEN, “GLADE JUL”

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