sabato 13 ottobre 2012

Alba sul mare

 

La luce dell’alba sorge a illuminare il mare, rientrano i pescherecci, chiatte lontane dragano il fondale e i loro bracci meccanici sembrano sostenere il chiarore che si va srotolando come uno scampolo di seta dorata. È questa luce che genera l’emozione? È questa luce che crea la poesia? O non è piuttosto l’albeggiare di questo amore che nasce – ieri sera era soltanto un riconoscimento dello stare bene assieme, era il certificato di un’amicizia che si allargava docilmente, che si avvertiva nel sangue al pari di un fremito. Ora invece è molto di più e sono gli sguardi a parlare, a dire il sentimento senza bisogno di parole, qui nel silenzio dell’alba dove risuona soltanto il canto del mare, un ritmo di onde così dolce che culla quel qualcosa di oscuro che c’è dentro di noi e lo fa tacere come un bimbo nella tenerezza di una ninna nanna.

Se la felicità esiste, se è data ai nostri giorni, è qui, adesso: nasce dal niente e noi ne siamo gli attori, su questo palcoscenico di sabbia e di vento appena rischiarato dal primo sole che copre di scintille dorate la superficie del mare: anche le nostre anime devono essere così, gioiosamente accese, piccoli falò scoppiettanti di emozione. Tu sorridi e sembra che sia quel sorriso ad accendere i colori del cielo, a dare luce al mondo. Poi, sbarazzina, ti togli i sandali e mi trascini in mare per una mano senza neppure darmi il tempo di togliere le scarpe da tennis. C’è la bassa marea e ci rincorriamo su quelle lingue di terra tra le pozze – se qualcuno ci vedesse da lontano, avrebbe l’impressione che stessimo camminando sulle acque. In realtà, il vero miracolo è questa presa di coscienza dell’amore, è questo riconoscimento l’uno nell’altra della “mezza mela” platonica, giunti fino a qui da giorni diversi, da luoghi e mondi diversi per essere finalmente l’uno.

  

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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