sabato 8 settembre 2012

Quel tipo

 

Quel tipo, no… ancora lui! Oddio, speriamo che non mi abbia visto…

Era al Colosseo, l’ho scorto per un attimo che mi osservava dall’altro lato della strada, era addossato alla recinzione dell’Arco di Costantino. E poi anche a San Giovanni in Laterano, quando sono entrata nel caffè per prendere una bottiglietta d’acqua: era seduto al bancone, un po’ in fondo, ma nella penombra ho visto scintillare il suo sguardo, ho provato la sensazione di una lama, come se un coltello appuntito mi fosse stato posato sulle palpebre. Ed era anche sul SightSeeing, era in fondo all’autobus, anche lì: mi pare di non averlo notato però in Vaticano, quando siamo scesi ed entrati nella Basilica di San Pietro.

Stai a vedere che… no, ma non è possibile! Stai a vedere che è un diavolo e non è potuto entrare per via dell’acqua santa… Anche in San Giovanni in Laterano l’ho visto soltanto fuori. Sì! L’ho intravisto anche ai Fori, e certo lì poteva entrare. No, perché se fosse stato un angelo, in Vaticano sarebbe entrato…

- Bambina, bambina… Ehi. Psst, bambina

- Dici a me, signora?

- Sì. Mi fai un favore? Dimmi se vedi un uomo vestito di scuro con la barba e un cappello dall’altra parte della piazza…

- Mmmh… Sì, c’è un uomo così.

- E cosa sta facendo?

- Niente. È seduto e guarda qui.

- Ma non ha la coda? Non ha gli zoccoli fessi?

- Signora, non capisco cosa dici… Come può un uomo avere la coda? Non è mica una scimmia! E gli zoccoli poi, sarebbe un cavallo…

- Sì… va bene, grazie, grazie bambina.

Oddio, è qui per me. Adesso mi alzo e cerco una chiesa, subito. Tanto a Roma ce ne sono centinaia. Lo sapevo che mi seguiva. Lo sapevo!

- Signora, signora! Guarda che quell’uomo viene verso di te…

- Cosa dici, bambina?

- L’uomo vestito di nero sta venendo verso di te.

- Oddio… Oddio…

Nella stanza ci sono due uomini in camice bianco. È un laboratorio medico con molti strumenti elettronici e misuratori vari. Sul lettino c’è una donna giovane e bella, con i capelli ramati. Uno dei due uomini in bianco, il dottor James McNamara, le si rivolge con voce dolce, come si farebbe parlando a una bambina: “Apra gli occhi, signora Phillips. Su, forza si svegli… Bene”.

Lucinda Phillips spalanca gli occhi azzurri: il suo sguardo è, più che spaventato, un po’ smarrito. “La seduta per oggi è finita, vada pure. Adesso le prescrivo una scatola di Ativan, così può curare qualche eventuale stato ansioso. Ma non ne abusi, mi raccomando”.

Quando Lucinda Phillips è uscita, il dottor McNamara si rivolge all’altro uomo in camice, il dottor Peter Stratford: “Come ti dicevo, disfunzioni di un certo tipo nel cervello inducono le persone a riferire esperienze che non hanno vissuto. Sentono gli odori, i suoni, vedono dei fantasmi e addirittura sono colti da sentimenti mistici”. Il dottor Stratford assente: “Interessante, Jim, ma dimmi, come ti sei accorto di queste caratteristiche sensoriali?” Lo sguardo di McNamara si accende, si accalora anche un po’ e ci si può accorgere dal tono della voce di quanto la cosa gli stia a cuore: “La paziente era in cura per un’epilessia, causata da una disfunzione del lobo temporale. Un giorno fu colta dalla crisi nella sala d’attesa: raccontò di essere inseguita da uno strano uomo vestito di nero, parlò di una bambina, forse proiezione del suo io, con cui dialogava. Non c’era nessuno, naturalmente, e l’infermiera mi chiamò immediatamente. Poi, sono stato in grado di causare chimicamente queste visioni. Poi, per qualche mese la paziente non ha altri episodi di questo genere”. “Un uomo vestito di nero, però che fantasia… Un agente dell’FBI, Jim? John Travolta in Pulp Fiction? I Man in Black? Uno dei fratelli Blues?” ride il dottor Stratford. “Un emissario del diavolo, Pete… Un emissario del diavolo…”

 

MARTIN PARR, “TUTTA ROMA”

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