sabato 28 luglio 2012

Senza poesia

 

“Come fanno gli uomini a vivere senza la poesia?”
GHIANNIS RITSOS, Quarta dimensione

Tempo fa mi capitò di attraversare il Razistan, aspra terra di confine dove gli abitanti ignorano la poesia: insomma, in quelle lande sperdute tra le alte montagne, dove gole e forre profonde si intervallano, nessuno è in grado di cogliere il significato semantico delle parole, e quindi neppure il ritmo musicale. Non riescono naturalmente neppure a meravigliarsi o a stupirsi di fronte alla bellezza del creato e persino di una donna. Pertanto, l’emozione che è alla base della poesia ai razistani risulta completamente sconosciuta.

Una notte, dalle parti di Logos-Logos, la capitale del Razistan, in una vallata desertica dove soffiavano venti monsonici, si levò una luna piena indescrivibilmente grande. Volevo rendere partecipe Osman, il mio accompagnatore razistano, un esportatore di tappeti, dell’emozione che la bellezza di quella luna generava in me. Cercavo le parole per significargli l’intenso stupore che quell’enorme moneta d’argento accesa nel buio della notte aveva originato. Gli proposi naturalmente l’analogia della moneta, ma Osman non capiva. Provai con qualcosa di più terra terra, ovvero la paragonai a un disco di metallo, a una di quelle teglie che avevo visto in un forno di Logos-Logos per cuocere il tipico pane locale. Ma non funzionò. Dissi che sembrava un pezzo di burro, che era un enorme bottone bianco cucito al cielo, provai addirittura il plagio citando il famoso punto sopra un’i gigante di gozzaniana memoria. Non funzionò. Osman non poteva comprendere: non era in grado di collegare la parola allo stato d’animo che mi pervadeva. Rimaneva lì sbigottito, con l’espressione che avrebbe avuto se di fronte a lui, anziché un occidentale di un metro e ottanta, avesse avuto un alieno proveniente da una lontana galassia, con sei occhi e quattro braccia, alto tre metri.

Alla fine sbottai. Ma Osman, insomma, che cosa vedi tu lassù? “Monzòt” rispose, la parola razistana che vuol dire semplicemente e genericamente “pietra”.

 

ILHAN YILDIRIM, “MONDLICHT”

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