sabato 16 giugno 2012

Lo specchio


Stephen Waterhouse entra nella sua camera da letto: dalla finestra socchiusa si infila nella stanza una lama di luce calda, combinazione del sole d’estate e del riflesso sulle pareti tinte di giallo del palazzo di fronte. All’improvviso si ferma, colpito dall’immagine che il grande specchio riflette, nel semibuio della penombra: le lunghe tende di mussola, veli leggeri attraverso i quali traspare un tratto della balaustrata di pietra del balcone, la poltrona con appoggiata una mezza dozzina di libri, il grande letto con le lenzuola bianche. E sul letto, seduta con le ginocchia strette e i capelli sciolti, Fiona. Il veleno e miele di Fiona, amata con una follia degna del miglior Catullo e svanita con la perfidia della peggior Lesbia.
 
Stephen si avvicina e l’immagine nello specchio naturalmente svanisce. Non le tende candide e profumate di bucato, non la vecchia balaustra del balcone, non la poltrona con i libri, non il letto dalle lenzuola disfatte. Solo Fiona, Solo la sua immagine nuda che si era materializzata per l’abitudine del ricordo, per il desiderio di un sogno, per il mai sopito amore che ancora lo tormenta.
 
La dolcezza che contro ogni ragione Stephen pregustava – l’amore non conosce ragioni – si è immediatamente trasformata in un amaro fiele, in un succo aspro che più che la bocca dello stomaco gli cinge i pensieri. Fiona è un’ombra. Fiona rimane un’ombra nella sua vita, un fantasma che si aggira qua e là nei giorni. Fiona è lo spettro della sua voglia d’amore e lo fa sentire stupido ogni volta che cade i quei tranelli, in quei miraggi come un carovaniere nel deserto attratto da una morgana. Aveva creduto alla luna, Stephen, l’aveva intravista per un istante nel cilindro del pozzo e, accecato dalla sua passione, aveva creduto di poter allungare una mano e afferrarla.
 
È a questo che sta pensando Stephen mentre si osserva nello specchio: un uomo sui trentacinque anni vestito con un elegante completo color fumo di Londra, un’impeccabile camicia bianca e una maschera di malinconia.
 
 
MARIE LAURENCIN, “DONNA NUDA CON SPECCHIO”

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