sabato 26 maggio 2012

Attesa

 

Non verrà.

No che non verrà.

L’ha detto soltanto per dire.

Come si dicono tante cose, come si dice “Magari passo”.

E non ha detto “Verrò”. Ha detto “Magari passo”. E com’era bella quella rughetta che gli si forma al lato della bocca quando sorride. Sembra più maturo. No, sembra che gli sia successo qualcosa che lo ha fatto maturare più in fretta, anche se è ancora un ragazzo. Come lo sguardo triste che talvolta lascia trasparire quando si fa cogliere con le difese abbassate, ma poi se ne accorge e sorride.

Comunque non verrà.

Perché sei sfortunata, Maria.

Perché troppe volte già ti sei illusa.

Perché poi ti sei sentita male per giorni.

Oh, Dio… Fai che arrivi… Fai che arrivi… Ti prego…

Magari con quei jeans strappati che lo fanno sembrare ancora più fico, con quella camicia bianca che gli dà un’aria vissuta. Ma non importa come sarà vestito. Pur che arrivi. In fondo mi piace tanto quel suo sguardo, mi piace quella tristezza profonda che lo fa apparire infinitamente dolce.

Non verrà.

No che non verrà.

Maria, rassegnati: tu in amore sei destinata a soffrire. Eccola, l’hai detta la parolina magica. Finalmente l’hai capito da te che questo sentimento altro non è che amore, anche se non hai sentito le farfalle nello stomaco e neppure uno scampanio. E che credevi che fosse? La vita non è un film, non è un romanzo… È solo un racconto narrato da un idiota, pieno di suoni e di furore che non significa nulla… Ah ah, Maria. Citi Shakespeare adesso? Sei proprio pazza. E comunque lui non verrà.

Ma magari passa.

In fondo è di strada.

Se va a comprare il giornale per sua madre, deve passare di qui. O se va in centro a ritirare i vestiti in lavanderia. Magari… Oddio! Chi c’è al cancello? È lui! È lui! Ah no, è l’uomo per la lettura del gas.

 

MYRIAM BRICKS, “PENSIVE GAZE”

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