sabato 14 aprile 2012

Crudele come la bellezza

 

Il cielo vira in oro e argento sulle nuvole di tempesta che si mescolano al sole ormai prossimo al tramonto: gli orli dei nembi sono ricami di fazzoletti che planano leggeri sopra il mare per poi posarsi sugli ombrelli dei pini. Il sale è nell’aria, il sale che tu spargi a piene mani sulla ferita, incurante del dolore che mi procuri, crudele come solo la bellezza sa essere.

Ma noi un giorno coniugammo il verbo amare in tutte le sue sfumature: dal desiderio di un condizionale alla certezza di un indicativo, dal ricordo di un passato remoto alla speranza di un futuro. E adesso quello che tu mi hai rubato è la gioventù, sono le serate di esuberante passione, sono i miei sogni.

Il mare scintilla, il vento sta alzando le onde, le fa riverberare sotto la luce che già si va facendo scura e fa rientrare in fretta le vele alla darsena. Te ne sei andata e la tua immagine di schiena nel vestito a fiori rimane impressa sulla retina, sulla pellicola della memoria. Sei dipinta nel crepuscolo, la tua assenza è tatuata in questa sera che scende al ritmo del temporale che si avvicina lungo la costa. Già i tuoni si fanno più vicini.

Comincia a piovere. Chissà se un giorno, nei fondi di bottiglia del ricordo che deformano ogni cosa e rendono indefiniti i bordi, anche di te non rimarrà soltanto la cartolina stinta di un tramonto illuminato dai lampi che accendono il mare con i loro bagliori.

 

PETER McDERMOTT, “DUNSEATH CASTLE AWAITS THE STORM”

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