sabato 7 gennaio 2012

Curiosità

 

Bzzzz

Bzzzz

Bzzzz

È un’ora almeno che quel suono costante si ripete. Ogni tanto – un minuto circa – si ode anche un bip prolungato.

Annalisa ormai è incuriosita. Aveva sempre creduto che l’appartamento sotto fosse sfitto, almeno dal giorno in cui il professor Kreutzer se ne andò per non tornare mai più. Nella giungla della Bolivia a vivere con gli indigeni, aveva detto qualcuno, o forse in un kibbutz israeliano.

Bzzzz

Bzzzz

Bzzzz

Si piega, si inginocchia per posare l’orecchio sul parquet. Ora quel rumore è più chiaro, amplificato. Dopo un po’ Annalisa riesce a distinguere anche un altro suono: Tump Tump Tump … come un battito cardiaco. Perplessa, si alza e va a sedersi sul divano. Prende il libro che sta leggendo, ma dopo mezza pagina capisce che non riesce a concentrarsi. Bzzzz Bzzzz Bzzzz Tump Tump Tump. Bip. La curiosità è enorme, prevale su ogni altra cosa.

Il portiere di sicuro ha la chiave dell’appartamento. Scende, ma in portineria non c’è nessuno. Però riconosce le chiavi di Kreutzer, il buffo ponpon del portachiavi. Le prende, con gesto rapido, e risale le scale fino al primo piano. Indugia un attimo davanti alla porta, poi infila la chiave nella serratura – è identica a quella del suo appartamento. Entra e si trova davanti quello che non si aspetta: una sedia illuminata nell’appartamento completamente vuoto. La cosa strana è che la fonte di luce è la sedia stessa ed è quella sedia a emettere i suoni, come se respirasse, come se quei rumori elettrici fossero il suo ritmico pulsare. Bzzzz… i respiri. Tump… i battiti. E poi quel bip prolungato. Non riesce a capire che cosa sia, ma quando quel bip finisce prova l’impulso improvviso di sedersi su quella sedia: è più forte della sua volontà, non riesce a dominarlo. Le gambe vanno per conto loro, la conducono alla sedia, si piegano, la costringono a sedersi. Ora sente voci, tante voci in lingue diverse: qualcuna la riconosce, francese, inglese, tedesco, idiomi slavi, altri le sono del tutto sconosciuti. Ma le comprende, in qualche modo riesce a capire quelle parole che formano un unico discorso. “Non ti spaventare. Ho bisogno di te. Ho bisogno di qualcuno che mi aiuti”. La voce le è familiare: è quella del professor Kreutzer.

Improvvisamente non si trova più nella stanza: è seduta su una sedia uguale a quella dell’appartamento, ma questa è in un enorme laboratorio. Davanti a lei, legato mani e piedi, c’è Kreutzer. L’hanno pestato. Riesce a stento a capire cosa le stia dicendo. “Annalisa, la imploro, mi sleghi”. E subito Annalisa si alza e con prontezza di riflessi afferra un bisturi posato su un ripiano e taglia le corde che imprigionano il professore. “Forza, dobbiamo andarcene” le dice. “O meglio, io devo andarmene, perché lei non è qui. Torni a sedersi e rientrerà nel suo corpo”.

Bzzzz

Bzzzz

Bzzzz

Tump

Tump

Tump

Bip

“Dottore,  dottore… Dottor Kreutzer, la paziente si sta svegliando”

“Meno male… temevo non uscisse più dall’anestesia”.

 

KENTON NELSON, “CURIOSITY”

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