sabato 12 novembre 2011

Stregata dal tramonto

 

Si è fatto buio. Ormai la sera scende prima, avvolge la valle come un foulard posato su un abat-jour. Michela Soncini siede al computer nel suo comodo studio che ha arredato con grazia ricavandolo da una stanza della casa. Sta correggendo le bozze di un libro che l’editore le ha mandato qualche giorno fa, ma quel buio l’ha sorpresa: per tanto tempo non aveva dovuto accendere le luci a quest’ora. Lavora a casa, indipendente, ma si è sempre data un metodo, un preciso orario da seguire scrupolosamente. È della Vergine e non le riesce difficile adeguarsi all’ordine. Ha ancora un quarto d’ora, poi potrà abbandonarsi al resto del programma: il bagno con le candele profumate, la cena da preparare e da consumare con un bicchiere di Pinot nero vinificato in bianco, la pay-tv – stasera danno quel film romantico con Jennifer Aniston che avrebbe tanto voluto vedere al cinema.

Si alza per accendere le luci, ma si ferma incantata davanti allo spettacolo che le mostra la finestra. Il tramonto si è acceso sulla corona dei monti lontani, divampa come un incendio che dilaga per tutte quelle terre. I colori si mescolano, tingono le nuvole di sfumature incredibili: c’è l’oro, il pesca, il rosa, persino il magenta. Qua e là sfilacciature fumose si disperdono nell’aria simili a lunghe gale di medusa. L’emozione è fonte di un ricordo lontano, dell’amore di quando aveva diciassette anni: allora la sera si metteva davanti al tramonto e pensava a lui che abitava in un paese sul colle, proprio dove il sole cadeva. Potevano vedersi soltanto il sabato e la domenica, il resto della settimana si parlavano al telefono – i cellulari si dovevano ancora diffondere, Internet pure... era il 1986.

Quell’emozione la stordisce, dimentica ogni suo programma: rimane lì, dall’alto dei suoi quarant’anni, innamorata come una ragazzina. E il ricordo confuso del volto di un ragazzo assume contorni sempre più ben definiti: ne conosce ogni lentiggine, ogni imperfezione, potrebbe tracciarne un disegno, una mappa. Chissà che fine avrà fatto Ivan, si trova a pensare all’improvviso. È come se il suo cervello avesse innestato il pilota automatico, la conduce sempre più a ritroso nel tempo, attraverso i meandri degli anni: i giorni e gli eventi si riavvolgono come un nastro, l’Italia mondiale del 2006, l’11 settembre, il muro di Berlino… quella volta che si è lasciata convincere a volare con il deltaplano, il viaggio in India, la prima volta che si è seduta a correggere un libro, la relazione a tira e molla con Paolo che ha concluso definitivamente tre anni fa. Un enorme caleidoscopio di immagini. E adesso è la ragazza di allora, quella che, stregata dal tramonto, rimaneva sognante a guardare i colori mescolarsi pensando all’amore…

 

Tramonto

IMMAGINE © TUMBLR

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