sabato 6 agosto 2011

Ballata in quattro quarti

 

1.

Basta con le domande, basta con le liti furibonde. Se lei aveva orrore di quello che siamo diventati, se lei si doveva limitare sacrificandosi per seguire i miei desideri, se lei finiva sempre con il chiedere «Tu cosa vuoi?» come un mantra che mi lasciava un’ombra di colpa su ogni discussione, ora è finalmente libera. Libera di fare quello che più le pare e piace. E libero sono io, libero come forse mai sono stato. Libero di costruirmi un futuro senza vincoli, di andarmene al mare a inseguire la mia passione di fotografare. Senza più quei riti che facevano della nostra storia una specie di messa cantata. Senza più quei compiti e quegli impegni obbligati che per compiacerla mi incatenavano sempre più.

Libero di tornare agli amici che erano troppo poco per lei – o forse era gelosia del mio tempo passato con loro, tanto che sempre meno li potevo frequentare e mai insieme a lei. La vedevo storcere il naso quando per caso ne incontravo uno per strada o – Dio ne guardi – uno veniva a cercarmi a casa… Luca, per esempio, con il quale avevo condiviso le elementari e le medie e tutte le feste comandate di quei tempi, comunioni e cresime, l’amico di cui sono stato consolatore nei momenti bui. Luca, con il quale ho deciso di condividere questa vacanza d’estate da “single”.

Abbiamo scelto Lignano, in nome dei bei vecchi tempi, delle spensierate vacanze senza limiti della nostra adolescenza e della prima gioventù. E ora eccoci qui in un tramonto da favola che incendia la laguna di luce riflessa a fotografare i casoni con i tetti di paglia. La mattina, appena dopo l’alba, lasciamo la casa che abbiamo affittato nella pineta e andiamo a correre al Parco Hemingway e poi sulla spiaggia. Poi di giorno fotografiamo, l’altro ieri siamo stati ad Aquileia, ieri a Venezia. Abbiamo in programma anche un workshop a Portogruaro, anche se il mare si lascia fotografare molto bene… La sera andiamo a letto presto, verso mezzanotte: facciamo i bravi, rientriamo da una passeggiata in centro tra turisti austriaci e tedeschi e restiamo sul balcone a parlare e a bere una birra gelata.

 

2.

È tempo di cambiamenti. È tempo di prendere la nostra vita tra le mani, una volta per tutte. Questo mi sta dicendo stasera Luca. Una luna piena si sta alzando dai pini, un occhio giallo che attraversa il cielo. “Ho deciso di chiedere a Giulia di sposarmi” mi dice. Giulia, la sua fidanzata storica, quella che gli avevamo affibbiato alle elementari con il sadismo dei bambini, quella che ha ritrovato donna nei giorni della prima gioventù, delle compagnie che bivaccavano nelle piazzette. “Come una folgorazione, l’altra settimana, quando mi hai detto che avevi rotto con Paola. Il giorno dopo Giulia è partita per il suo stage a New York e sono rimasto lì solo a pensare a lei, alla fortuna di averla”. Guarda verso la pianura, laggiù sopra i pini. Guarda oltre le colture di mais, oltre i campi di peschi, oltre Milano e Lione, oltre Barcellona e Madrid. Guarda al di là dell’oceano, dove adesso è Giulia. E gli leggo l’ansia dell’attesa: lo so com’è fatto: aspetterà che lei torni per farle quella proposta importante, loro due soli, probabilmente a casa di lei. Altro che godersi il mondo, tornare all’infanzia, alla spensieratezza! Siamo uomini, ora, e dobbiamo assumerci le responsabilità. Io lo so che Giulia gli dirà sì, è da tempo probabilmente che si aspetta qualcosa del genere da lui. Sono convinto, ma Luca è sulla corda, irrequieto come un ballerino di flamenco. Va a finire che sarò io a dovergli fare da balia in questi giorni, calmarlo, rassicurarlo.

 

3.

“Sì”.

Eccola lì la parolina magica. Ora si scambiano gli anelli in questa piccola chiesa di provincia mentre fuori l’estate biondeggia sui campi di grano e dipinge di verde le colline brianzole, le gonfia di viti e di castagni. Giulia e Luca, oggi sposi, come c’è scritto sui fogli appiccicati qua e là lungo il tragitto verso la chiesa. E li guardo con tenerezza: un anno dopo la domanda di lui, si sono sposati. Io, nell’abito scuro, sembro un po’ un notaio: del resto certifico il loro amore, sono il testimone dello sposo e qualche cosa dovrò pure garantire. Mi trovo a fianco di Luana, la testimone di Giulia: sono giorni che condividiamo l’esperienza di questo matrimonio, i preparativi, i dettagli. Potrebbe essere la donna giusta: l’affinità tra di noi è subito risaltata, da quando i piccioncini ci hanno presentato e ci hanno spiegato quello che avremmo dovuto fare. Faceva un caldo pazzesco quel giorno sul lago o forse era solo il mio cuore che pompava a mille. Heartbeat, come dicono gli inglesi, batticuore. Dio com’è bella oggi con quel vestitino color panna, con quel fiore nei capelli…

La messa è finita, ora tocca a noi: il parroco ci invita in sacrestia per le firme.

Al ristorante siamo allo stesso tavolo, con le poche amiche di lei e i pochi amici di lui. Io e Luana fianco a fianco, gomito a gomito adesso che la giacca è finita sulla spalliera della sedia e le maniche della camicia bianca sono rimboccate. Ridiamo come due bambini, abbiamo cominciato a prendere in giro gli sposi raccontando aneddoti su di loro e siamo finiti con il parlare di noi, delle nostre speranze, delle nostre aspettative, delle gioie e dei dolori del nostro passato. Siamo come due alpinisti che iniziano a scalare un picco: è il momento di legare le corde prima dell’ascensione, il tempo di riporre fiducia l’uno nell’altra. Detta in altro modo, è l’ora di gettare le fondamenta, di posare la prima pietra, per costruire la casa e quella casa è l’amore. Il primo passo viene da sé, ci sfioriamo le mani casualmente per prendere io la mia giacca e lei la sua borsetta da cerimonia: è lo sguardo a domandare prima delle parole. “Ci vediamo domani?”…

 

4.

Con Luana tutto è diverso. Lei non è come Paola: capisco che l’isteria dell’altra in lei non albergherà mai, che il suo carattere è tutto l’opposto, che non ha alcun bisogno di controllo. È stimolante stare con lei: mi sento come l’acrobata che salta sicuro sul trapezio, consapevole che troverò le sue mani. Perché l’amore, fondamentalmente, è composto di fiducia.

 

DISEGNO DI MARCO CAZZATO

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