sabato 2 luglio 2011

Un bacio

 

Un bacio. Cos’è un bacio? Un apostrofo rosa tra le parole “t’amo”. Un pezzetto di paradiso. Il sinonimo di un tradimento per antonomasia: “Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì». E lo baciò”.

E adesso nel bacio di Paola, un bacio di saluto, il semplice contatto delle labbra sulle labbra con il tentativo scherzoso di mordicchiarle che spesso avevano usato come segno di complicità, Giordano Squizzi aveva avvertito una sensazione spiacevole, non sapeva neppure lui dire cosa, un indeterminato malessere, un’impercettibile increspatura, come una grinza su una tovaglia immacolata per il resto perfettamente stirata. Presagio, presentimento, premonizione. Tutte parole per dire qualcosa che non è avvenuto ma che è in fieri in quel prefisso –pre.

Giordano e Paola stavano insieme ormai da tempo, avevano imparato a conoscersi in quella convivenza che si contava ormai a mesi. Si erano conosciuti durante una vacanza con amici comuni a Formentera ed entrambi odiarono subito quel posto: per quella settimana rimasero a parlar male del luogo, a dire “Tutte cose che potevamo trovare a Rimini”, a entrare in sintonia ora dopo ora, sognando di andarsene, ripetendo che, se non fosse stata un’isola, se ne sarebbero almeno andati in giro per la Spagna, favoleggiando di viaggi in treno tra i campi di Castiglia e le città. In una parola, a innamorarsi. Tornati a Milano, già alla fine di agosto erano ormai una coppia fissa, a ottobre Paola si trasferì armi e bagagli nell’appartamento di Giordano, al quarto piano di un palazzo di Corso Garibaldi.

“Giuda” si disse Giordano. E alla mente gli si propose l’immagine di un uomo con il mantello verde e lo sguardo perso in un affresco di Cimabue. L’Iscariota. Il simbolo del tradimento. Avrebbe voluto chiedere conto, esigere spiegazioni. Ma come giustificare la richiesta? Sulla base di una sensazione? “Vado a farmi una doccia” disse Paola, destandolo da quell’incubo ad occhi aperti in cui era capitato. Come un labirinto in cui sbatteva ad ogni angolo, ferendosi sempre di più man mano che continuava a decifrare faticosamente il percorso. Stava leggendo il giornale, distrattamente, sfogliando le pagine senza vedere neppure i titoli, le figure, perso a inseguire quel pensiero oscuro. Qualche minuto prima era tutto intento ad analizzare l’andamento dei titoli di Borsa, stava monitorando se i suoi risparmi potevano ritenersi al sicuro dalla crisi economica e dalle sperequazioni bancarie. E ora invece...

Sentì la doccia scorrere. Vide la borsa di Paola, pensò di tuffarvi le mani, di cercare le prove di quel tradimento, di quell’indecisione – ecco, indecisione, ora riusciva finalmente a definire ciò che di differente aveva intuito nel bacio. Ma sarebbe stata una viltà non degna di lui, che sempre si era vantato di essere un uomo rispettoso della libertà degli altri, addirittura maniacale nel rispetto della privacy altrui. Rifletteva tra sé e sé: “Che ti sta succedendo, Giordano, eh? Pensare di frugare nella borsa della tua donna”. Alzò gli occhi e vide Paola, davanti a lui, avvolta nell’asciugamani della doccia. Reggeva qualcosa in mano. Riuscì a individuare l’oggetto: un kit per il test di gravidanza. “Aspettiamo un bambino!” gli disse prima di gettarsi tra le sue braccia e baciarlo. Giordano era stordito, “Fantastico!” era riuscito a mormorare prima di sentire il sapore di quel bacio. Era il più dolce che avesse mai provato.

 

Fotografia © David Wise

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