sabato 26 marzo 2011

Insieme


Adesso che il sole sta tramontando e tinge di rosa i palazzi di marmo di Piazza della Repubblica, il cielo visto attraverso le catenarie dei tram sembra un enorme dipinto di Mondrian steso sulla città. Camminiamo senza meta tra le vetrine e i muri grigi mentre le luci ormai si accendono e disegnano un altro volto di Milano, quello notturno, quasi che la metropoli stessa si rifacesse il trucco per la sera. Andiamo nel traffico, finalmente insieme e mi ripeto quella poesia di Diego Valeri: “Corso Venezia rombava e cantava / come un giovane fiume a primavera. / Noi due, sperduti, s’andava s’andava, / tra la folla ubriaca della sera”. Sì, perché è davvero così: la primavera è finalmente arrivata e dipinge le piante, colora di rosa le magnolie e i peschi, di bianco i pruni e gli albicocchi. Anche qui in città: la magnolia bianca in Piazza Duomo, per esempio, o gli alberi davanti a San Bernardino alle Ossa o i cespugli del Parco Sempione. E lei, che ho inseguito per tanto tempo, è qui al mio fianco, infine e ascolto il suono dei suoi tacchi sul pavé e sento in quel ritmico rumore la musica del tempo perduto. È come se, compiendo un circolo, io sia ritornato allo stesso punto dove la mia circonferenza si incontrava con la sua. E stavolta non mi sono lasciato sfuggire l’occasione. 

Abbiamo ormai raggiunto Corso Buenos Aires, la bassa cupola del Planetario si staglia davanti a noi, nei Giardini: il piccolo polmone verde odora di primavera. Sediamo su una panchina, ci abbracciamo mentre il crepuscolo avvolge la città. È bellissimo rimanere così, stretti, sentire il calore l’uno dell’altra, senza parlare, senza muoversi. “Vorrei non finisse mai” le dico e lei sorride, mi bacia. Gusto la delicatezza delle sue labbra, la morbidezza. Ma è ormai tardi, dobbiamo andare.  Scendiamo le scale della metropolitana a Porta Venezia: saliamo nel vagone tenendoci per mano, vincendo il nuovo imbarazzo di dimostrare alla gente che stiamo finalmente insieme, che non temiamo più che il destino o il caso o chi per essi scompigli i nostri baci e li dissipi. Le tengo la mano e sento rifluire finalmente la vita in questa nuova primavera. Le tengo la mano come un bambino che regga il palloncino, trattenendolo forte perché non gli sfugga un’altra volta.


Life

FOTOGRAFIA © LIFE

2 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Dev'essere proprio bello innamorarsi a Milano!

DR ha detto...

Memo Remigi ha fatto scuola... Comunque è bello innamorarsi ovunque!