sabato 11 settembre 2010

Bistrot

 

Dietro le stelle il cielo è di vetro, un blu parigino come quello che si può intuire nel celebre dipinto di Édouard Manet “Un bar aux Folies Bergère”, quello con la barista bionda dallo sguardo malinconico e le bottiglie posate sul bancone insieme a un cesto d’arance e a un vasetto di cristallo con due rose. Come la realtà di quel dipinto è apparente, illogica nel suo riflettersi, anche stasera ciò che è non è ciò che appare. In questa notte appesa all’insegna al neon che emana bagliori verdi e blu e li frantuma nei bicchieri di birra Adelscott, li incolla alle vetrate trasformandole in rosoni di cattedrale, il suo sorriso è un’aspra ferita che mi schernisce dietro quel vetro, all’angolo della strada, tra le piante di Rue des Abbesses, dalle finestre di un palazzo bianco… Il sorriso di una donna bellissima e irraggiungibile, proprio quando con una mano stavi per prenderla, per appigliarti a lei come a un salvagente. Neanche il lembo del suo vestito sei riuscito a trattenere…

No, ricorda ancora la barista di Manet, ricorda che l’osservatore non potrebbe ammirare quella scena. L’impossibilità, l’assurdo non sono che la voce della tua nostalgia che grida, che strepita. Sono i se che hai costruito mattone dopo mattone per analizzare quello che è stato e che come i sentieri che si biforcano di Borges ti hanno condotto sempre più lontano, sempre più distante da lei. L’apparenza non è la realtà. E se il piano-bar asseconda questa tua ossessione è una coincidenza, non un segno del destino. Quell’uomo suona e suona, continua a cantare, ormai ha quasi terminato la canzone: “Je t'ai oubliée, mais c'est plus fort que moi. Il m'arrive de penser à toi. On se voyait au Café des Trois Colombes aux rendez-vous des amours sans abri. On était bien, on se sentait seuls au monde. On n'avait rien, mais on avait toute la vie”. Sì, non avevamo niente, ma avevamo tutto. Ora credo di avere tutto e non ho niente. Il velo delle sue carezze si è squarciato, la tela dei suoi baci è sfregiata come un dipinto danneggiato da un vandalo.

La realtà ora si manifesta in tutta la sua ampia desolazione, non è che illusione il riflesso nel vetro, come nello specchio delle Folies-Bergère: non ci sono quelle persone che affollano la sala, non c’è la donna con i guanti gialli né la sua vicina con un vestito granata, non c’è la trapezista con le sue scarpe verdi, non ci sono le meduse luminose dei grandi lampadari e neppure l’uomo con i baffi e il pizzetto che sta parlando con la barista. Resta soltanto lo sguardo malinconico della ragazza. Resta il mio sguardo perduto, resta soltanto la strada che ho compiuto per raggiungerla, il vano navigare nella schiuma del bicchiere, la consapevolezza che tutto è finito, che mai lei tornerà a incrociare i suoi sorrisi nei miei giorni. Un’altra birra, garçon! Dovrei piangere, ma non ce n’è bisogno: bastino le gocce di pioggia che hanno incominciato a rigare il vetro del bistrot.

 

Èdouard Manet, “Un bar aux Folies Bergère”

3 commenti:

concetta t. ha detto...

Bello il racconto, ma bellissima l'atmosfera che si respira leggendolo......

DR ha detto...

ho voluto mischiare un po' le carte, confondere il tempo, l'illusione e la realtà

Adriano Maini ha detto...

Un contesto irresistibile!