sabato 31 luglio 2010

K


Il cielo aveva assunto sfumature viola, larghe lingue di fuoco ardevano come chiazze di petrolio in un mare dove si era appena consumata una battaglia navale. Era il tramonto, ma Kevin Capparella, 17 anni, studente al secondo anno del liceo classico, i capelli rasati ai lati e lunghi e diritti al centro della testa così da formare una cresta, i pantaloni dal cavallo talmente basso che sfiorava le ginocchia, neanche se ne accorgeva. Seduto su un muretto in una strada di Sessa Aurunca, era intento a digitare sullo schermo del suo cellulare touch screen: le sue dita si muovevano con una velocità che non si sarebbe creduta umana. Stava componendo uno dei duecento SMS che inviava in media ogni giorno. "Lo so ke nn c6 cmq c vdm alle 9..."

Non ci fu un bagliore come nei film e neppure una distorsione, non ci fu suono di sorta. Solo, le maglie del tempo si aprirono e Kevin, senza sapere come, si ritrovò catapultato all'indietro di oltre un millennio. Non era più sul muretto ma all'interno di una casa spoglia ma signorile: non c'erano televisore né quadri alle pareti, non c'era neppure elettricità, a ben guardare, ma una lucerna ardeva su un tavolo di legno massiccio. Un uomo, seduto su un alto pesantissimo seggiolone, sembrò non essersi neppure accorto della presenza di Kevin: stava scrivendo su una pergamena con una penna d'oca.

Il ragazzo riuscì a decifrare faticosamente quella scrittura vergata con grafia antica e incerta. "Non dev'essere facile", pensò, "utilizzare quella penna". Sembrava un atto di vendita o comunque un documento relativo a certi terreni. La cosa strana è che era redatto parte in latino parte in uno strano italiano.

Quando l'uomo alzò gli occhi per intingere il calamo nella boccetta d'inchiostro, si accorse della presenza di Kevin: il ragazzo lo guardò e giudicò che il vecchio avesse una settantina d'anni, ma non poteva sapere che il notaio, perché quella era l'attività dell'uomo, non aveva ancora compiuto cinquant'anni. C'era un millennio a separarli, ma ora erano lì per uno strano scherzo del continuum temporale, nella stessa stanza, e si guardavano. Non vi furono gesti di spavento o di sorpresa, né grida né parole: come se fosse normale per un ragazzo campano del XXI secolo ritrovarsi lì, come se alle soglie dell'anno Mille fosse usuale ritrovarsi in casa un essere strano vestito in maniera allucinante e pettinato anche peggio, proveniente dal futuro.

Comunque, Kevin riuscì a intavolare una discussione linguistica con l'uomo, un po' in italiano, un po' smozzicando il latino che tante volte aveva maledetto in occasione delle versioni, dei compiti in classe e delle interrogazioni - e chi lo avrebbe mai pensato che quella lingua morta tutta declinazioni e consecutio un giorno gli sarebbe potuta venire utile? "Messere", così gli venne di rivolgersi all'uomo, "video vos utere CH, quia non uteris K?" e così dicendo prese la penna d'oca, la intinse, con una naturalezza che non si sarebbe neanche aspettato, nel calamaio, e tracciò su un pezzo di pergamena che l'uomo usava evidentemente per i conti il segno che tante volte aveva digitato sulla tastiera virtuale del suo smartphone: KE.

La bolla temporale si richiuse, come si era aperta neanche un minuto prima. E cioè senza lampi, suoni, deformazioni o effetti speciali vari. Kevin si ritrovò seduto sul muretto e solo allora si accorse di avere ancora in mano il telefonino. "Che stupido" pensò, "avrei potuto scattare una foto!"

Intanto, l'uomo che si trovava alle soglie del secondo millennio, dopo qualche istante di sbalordimento nel quale pensò di aver sognato o di avere avuto un'allucinazione dovuta a quelle radici amare che aveva mangiato a pranzo, continuò a redigere l'atto al quale stava lavorando prima che quel ragazzo con la cresta vestito in modo buffo lo interrompesse: "Sao ke kelle terre, per kelle fini ke ki contene, trenta anni li possette parte sancti Benedicti..."

Erano i primordi della lingua italiana...


Miniatura © Università di Pavia

3 commenti:

Vania e Paolo ha detto...

...è simpatico questo racconto.

...ho proprio sentito sabato alla radio di un computer che è riuscito a decifrare un testo antico....ma non ho capito bene perchè ero un po' "assente" ...stavo guidando. Ne sai qualcosa?
ciao Vania

DR ha detto...

no, non so nulla... tutte quelle K che odio e che fuggono dal linguaggio SMS alla lingua scritta di tutti i giorni mi danno sui nervi. Ecco che allora ho pensato: nulla di nuovo, scrivevano così quando l'italiano non aveva ancora un'anima definita. Ora la sta perdendo...

Vania e Paolo ha detto...

:)...se ti può consolare...io invio sms...solo in caso di morte...:)

...odio i messaggi...ho amici che me ne mandano per le ricorrenze...e io magari li chiamo e li ringrazio dopo un mese..:)