sabato 3 aprile 2010

Quando ha appena smesso di piovere


Capita, quando ha appena smesso di piovere, che molta gente continui a camminare con l'ombrello aperto. Anche se già spunta un esile raggio di sole, non si rende conto che lo scroscio è terminato. Ci incrociamo lungo la via e ci viene di dir loro che la pioggia è cessata, che non c'è più bisogno che reggano l'ombrello.

Edoardo Zennari Sanfilippo, professore di Economia Politica in pensione, sedeva sulla panchina del parco davanti all'Arena in un tipico giorno di primavera: dolcissimo nei suoi tepori che improvvisamente si trasformano in spifferi freddi quando il sole repentinamente si copre e le nuvole grigie fanno scemare l'intensità della luce.

Guardava passare persone che portavano a spasso i cani, si divertiva a osservare i boxer, i cocker, i pastori tedeschi zampettare. Ce n'era uno - un bastardino di taglia media - che aveva un fazzoletto rosso legato intorno al collo e stava benissimo, era pieno di vita e di energia.

Poi c'erano le belle donne, giovani e magre, che correvano con la cuffia dell'iPod nelle orecchie, inguainate in tutine aderentissime: erano la vita in persona, si notava che, solo avessero voluto, avrebbero potuto generare bellissimi figli biondi e in salute.

E ancora c'erano manager e professionisti con il soprabito leggero o il vestito elegante che portavano in giro con una sfrontatezza indescrivibile la loro costosissima cartella di pelle che conteneva chissà quali documenti importanti: atti di vendita, warrant, lettere di licenziamento, fusioni societarie, destini di Borsa. Ed erano così pieni di vita anche loro, con tutto il potere che gli usciva da ogni singolo poro.

C'erano gli studenti allegri e giocosi che avevano marinato la scuola: scherzavano tra di loro, spintonandosi e dandosi scappellotti. Indossavano vestiti improbabili di qualche taglia superiore al necessario e portavano zainetti pesantissimi e ingombranti. Tra loro c'era qualche coppietta che si isolava e, seduta su una panchina si ammazzava di baci. Come erano vivi, e come invidiava loro quell'esuberanza il professor Zennari Sanfilippo.

Come quella dei bambini nei passeggini che sfinivano a forza di strilli e di capricci giovani madri piacenti. Come quella dei corvi che gracchiavano e si precipitavano a frugare con il becco nei cestini dei rifiuti. Come quella dei piccioni che zampettavano impacciati e correvano a contendersi un pezzo di pane lasciato da una coppia di turisti olandesi. Come quella delle magnolie in fiore, delle nuvole bianche dei ciliegi, delle migliaia di piante che mettevano delle verdi foglioline tenere e minute. Dio, com'erano belle nel rigoglio di primavera! E com'erano vive!

Lo spazzino Igor Kanchelsky, un immigrato ucraino, come ogni mattina, armato della scopa di plastica dura e del carrello con il bidone della pattumiera, stava compiendo il suo giro. E, come ogni mattina, salutò il professore. Questi non rispose. Il netturbino lo scosse per un braccio, credendo si fosse appisolato. Solo allora si rese conto che Edoardo Zennari Sanfilippo era morto.


Fotografia © Miles Storey

3 commenti:

zoé ha detto...

Un pò triste .. addormentarsi così, per sempre, tra le braccia della Vita che ti passa davanti .. e tu non la sfiori neppure.

DR ha detto...

Una tematica buzzatiana... in realtà stavo camminando per Milano, un giorno che avevo scelto di non usare il metrò, e ha cominciato a piovere, appena fuori dal Parco Sempione... l'idea è nata lì, da cosa nasce cosa e quando sono arrivato alla stazione di Porta Garibaldi il raccontino era bell'e pronto. Mi sono seduto in treno e l'ho scritto.

Buba ha detto...

la vita del pendolare-poeta .... attingere da scorci di vita emozioni, elaborarle e regalarle agli altri....