sabato 17 aprile 2010

La vera storia di Natascha D.

 

“Sliding Doors”: sono ore che penso a quel film con Gwyneth Paltrow. Le si chiudono davanti le porte delle metropolitana e piomba di nuovo nella sua vita; le si aprono davanti e comincia un incubo senza fine.

Ieri Gwyneth Paltrow ero io. Le mie porte del vagone della metropolitana sono state due sveglie che non hanno suonato. Due. Per essere sicura, perché era importante che mi svegliassi per tempo e prendessi il treno e scendessi in città. Un colloquio di lavoro, in tempi di crisi, e sono disoccupata...

La sveglia grande sulle 6.30, il telefonino sulle 6.30. Si è scaricata la batteria della sveglia, ora è ferma sulle 6.15. Con il cellulare devo avere pasticciato.

Sono tornata a casa dalla stazione, il treno partito senza di me correva tra i campi di meli verso la città, verso il colloquio di lavoro che altri avrebbero sostenuto, non io. Ero arrabbiata, ero furiosa contro questo destino che mi assegnava la parte di Paolino Paperino.

Ho acceso la radio e dopo qualche minuto di musica sono diventata Gwyneth Paltrow: quel treno su cui smaniavo per salire è deragliato, travolto da una frana che gli uomini giudicano fatale e inspiegabile, ansiosi come sono di trovare sempre un significato alle cose. Non c’ero su quel treno che si è portato via nove vite e ha procurato traumi e incubi agli altri ventotto che sono rimasti nell’inferno di fango prima di finire in un letto d’ospedale.

Mi sono seduta, le gambe mi tremavano. Il Destino, quello con la D maiuscola, ha scelto me, ha salvato me e ancora adesso non so capacitarmi, mi divora quest’ansia di vita. Sono qui a tormentarmi una ciocca ribelle dei miei capelli biondi: io, perché proprio io la prescelta?

E perché è stato crudele con gli altri? Perché ha stroncato una madre che portava il latte al suo bimbo nato prematuro? Perché si è preso la studentessa che ha perso il treno di tutti i giorni ed è salita su quello dopo? Perché tanta crudeltà?

Se, come diceva Voltaire, il caso non esiste, allora questa per me che cos’è? Prova, punizione, ricompensa o previdenza?

 

4 commenti:

concetta t. ha detto...

bello questo racconto..
il destino ha disegni che non conosciamo.
una cosa analoga è successa ad un mio cugino, che doveva tornare da Roma anni fa, perde l'aereo, sopravvive...l'aereo cade su Ustica...
alla notizia siamo rimasti sconvolti e con le stesse domande che hai scritto tu!

DR ha detto...

A me ha colpito molto l'aereo infilatosi nel Pirellone nel 2002: molti anni prima mi si era prospettata l'opportunità di lavorare nell'ufficio legale della regione, cui poi ho rinunciato. Ma l'aereo è entrato proprio lì..

Vania e Paolo ha detto...

...non ho mai letto questo Tuo blog...capito per caso e curiosità...in modo veloce..perchè ho mia figlia che mi chiama....ma sai ...negli ultimi anni....sarà..la "maturità"..o la "cretinaggine"...ho pensato molto...al caso al destino...io sono stata "graziata" ...circa 5 volte...negli ultimi anni...la mia vita...e credo...che ci sia "qualcosa"..non sò cosa...ma veramente quando è la nostra ora...è la nostra ora.
ciao ...scusa ...ma sentivo il bisogno dopo aver letto tutto ciò che è scritto sopra....

...mai disprezzare/odiare...la vita...

... alle volte il destino è proprio ingiusto...

starei qui a scrivere di più...forse ripasserò...ciao Vania

Asia ha detto...

Dio non prova diletto in nessuna perdita, è amorevole e misericordioso, Renoir.
A volte, sono coincidenze, e noi, almeno per quanto mi riguarda, dobbiamo sforzarci di farlo, ricevendo il dono della vita non siamo immunizzati dalla morte che ha tempo indefinito. Dovremmo avere l’attitudine mentale di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Nei Salmi è detto che le “Funi della morte ci circondano”. E sempre nei Salmi: “Preziosa è agli occhi di Dio è la morte dei suoi leali” - Il mistero è in questo. Similmente tra gli antichi miti si diceva che “muore giovane chi è caro agli dei.” Siamo noi che ci attacchiamo alla vita come se fosse "eterna" , ma non lo è.
A volte sono solo casualità.
Il mio dolore verso le famiglie così provate. Franca