sabato 13 marzo 2010

La promessa


“Di ciò che fu rimane una voce sospesa.”
ALESSANDRO PARRONCHI

Ora lei scende verso la spiaggia, lentamente. La strada che porta al mare attraversa la pineta ed è un arco della grande spirale con cui gli architetti decisero un giorno ormai lontano di pianificare il percorso viario della città. Un enorme guscio di chiocciola o di conchiglia. In questa stagione dell'anno non c'è quasi nessuno. Poco fa è riuscita a sorprendere uno scoiattolo che addentava una grossa pigna: è fuggito con il suo bottino ben stretto alzando al cielo la folta coda.

Tanti anni fa aveva fatto quella promessa e ogni tanto ancora le capitava di pensarci, le prendeva la voglia in un giorno di tardo inverno di mantenerla. Un voto d'amore, come se ne fanno talora da ragazzi. Prestarvi fede, a distanza di tanto tempo, la faceva sentire ancora giovane.
I primi anni ci arrivava con il suo motorino, percorrendo chilometri nella campagna brulla. Era un Ciao blu. Faceva il pieno e via, senza casco - allora non era obbligatorio - ma bardata di sciarpa e cappello. Sceglieva sempre un giorno di sole caldo. "Salutami il mare" erano le parole che lui aveva detto, e lei lo aveva preso in parola. Una volta, un'altra. Un inverno dopo l'altro. Ci tornava anche d'estate, ma con tutta la gente non era la stessa cosa, le sembrava troppo facile.

Adesso è arrivata con la sua auto nuova e luccicante. Avrebbe potuto parcheggiarla nella grande piazza del mare. Invece, scelto uno dei raggi interni, l'ha lasciata in un parcheggio delimitato ed è scesa per camminare e respirare a pieni polmoni quell'aria che sa di salsedine e di resina.

I suoi stivali battono colpi attutiti sull'asfalto: il vento della notte ha depositato quella terra sabbiosa sulla strada. Ma nel ricordo ai piedi ha un paio di ciabattine bianche e quello è il suono che la sua memoria le propone. Non è la donna con il cappotto grigio e la gonna di lana ma la ragazza con gli short e la maglietta a righe. Invece della sacca di pelle ha una capiente borsa di paglia. E, sotto, naturalmente indossa un bikini, quello turchese con i fiori.

Si ferma: è uno dei santuari di quel pellegrinaggio. Ce ne sono molti disseminati lungo il tragitto, ma quello è sicuramente il più importante. Fu lì che si scambiarono il primo "ciao", il punto dove gli occhi si calamitarono e la scintilla d'amore sbocciò fatale. Il primo incontro. Ora ci hanno messo la campana per la raccolta della carta da riciclare. Poesia zero. La poesia è nella memoria, nelle mappe fotografiche che porta con sé: è un mezzogiorno di giugno che risplende dopo una notte di pioggia, l'asfalto si asciuga rapidamente, nell'aria vola una libellula, nella strada ci sono molte automobili parcheggiate, la maggior parte ha targa austriaca o tedesca.

Più avanti c'è il bar dove per la prima volta fu pronunciata la parola amore. Naturalmente è chiuso: ci sono assi a sprangare le vetrine. Riaprirà tra un paio di mesi. Chissà se dentro ci sono ancora quei tavolini rossi, quelle tovaglie plastificate a quadri. Certamente no. Quante cose sono cambiate da allora... Le mani si allacciarono su quella superficie rossa, si strinsero, giocarono. A lato c'erano le tazze con la cioccolata, le bustine dello zucchero. Fuori pioveva forte, un tipico acquazzone estivo. Ma lì dentro c'era caldo e odore di caffè. E lui disse: "Sono riuscito a dare un nome al sentimento che provo per te: è amore. Anna, io ti amo..."

L'immagine si scioglie come se fosse stata stampata su una cascata incredibilmente ferma per quei pochi istanti e poi rimessa in movimento. Da nord soffia un refolo di tramontana: freddo come quel ricordo svanito nel nulla. Ma è una scena che lei si è ricreata tante volte. Prosegue con un bacio dato attraverso il tavolino. Risente ancora adesso l'umido, se si concentra, l'aroma della cioccolata.

È arrivata all'imbocco della spiaggia. Sul bagno comunale sventola la bandiera rossa che sconsiglia di avventurarsi in mare. "Con questo freddo...", pensa lei e si stringe ancora un po' la sciarpa. Non ci sono ombrelloni né sedie a sdraio. È una deserta lingua di sabbia che si estende per chilometri. Il mare è un po' grosso.

Ha ancora un posto da visitare prima di raggiungere il bagnasciuga. Dietro le cabine: è lo spiazzo sabbioso dove di giorno i ragazzi giocavano a pallavolo. È tale e quale, qua e là qualche conchiglia, poi la siepe profumata e di là la passeggiata lungomare. Un altro importante santuario: il luogo dove per la prima volta fecero l'amore. Era una notte di agosto. Riesce a sentire sulla pelle della schiena ancora la sensazione della sabbia, il vento che asciugava le goccioline di sudore.

Prende una manciata di sabbia, la lascia scivolare piano dal pugno: il vento la porta via in direzione parallela al mare. Ne prende un'altra, ripete il gioco. "Il tempo che si fa visibile" diceva lui, che invece con la sabbia preferiva disegnarle righe sulle gambe mentre rimaneva distesa a prendere il sole leggendo un libro. "Scemo" gli diceva qualche volta. Risente la dolcezza allegra con cui la sua voce pronunciava quell'insulto.

Nuvole si radunano dalla costa, le vede avanzare dal golfo, distendersi sopra il pontile. "Ho scelto la giornata giusta" si dice "gli piacevano tanto le onde alte, diceva che gli sembrava di stare in California, sull'oceano”. La risacca è molto rumorosa, il vento si fa più consistente, ma ormai quello che doveva fare l'ha fatto. Si avvicina al mare cercando di non bagnarsi, riesce a tuffare una mano nell'onda. Con quella si tocca le labbra. Ne sente il gusto di salato... Le lacrime finalmente cominciano a scendere. "È per te" dice, rivolta verso il mare, verso il cielo che ora si è fatto cupo e minaccioso. "Ovunque tu sia, amore..."


Peter-T. Schulz, “Immer Meehr…! Esther am Mehr”

3 commenti:

Buba ha detto...

superlativa.... anch'io sento il salato sulle labbra e piango per lei....

DR ha detto...

un amore eterno, mi piace immaginare che ne esistano ancora, non solo nella mia fantasia

Santina ha detto...

le lacrime sono ferme su quella riva, dentro il tempo immemore e presente della mia storia d'amore... hai colto la mia essenza Daniele, grazie!