sabato 27 febbraio 2010

Turno di guardia


La notte è chiara, illuminata dalla luna piena. Il fiume gorgoglia rumoroso passando attraverso le rocce che affiorano in questo tratto. Rocce calcaree e spugnose che i secoli erodono con esasperante lentezza. Di tanto in tanto le piene li sommergono e allora il fiume sembra scorrere più placido, anche se in realtà ha invaso parte degli argini e si disperde per i boschi di castagni, noccioli e ciliegi selvatici.

La luce della luna batte contro una costruzione quadrata di pietra, sul sommo di una piccola altura a strapiombo: è il fortilizio costruito per volontà di Filippo Maria Visconti. Da lassù si riesce a dominare il corso sinuoso dell'Adda, a volgere lo sguardo per un paio di miglia a settentrione e a mezzogiorno, a controllare quello che succede di là, in terra straniera e nemica, il confine della potente Repubblica di Venezia, la Serenissima.

Altri castelli hanno importanza strategica: ve ne sono un paio a sei-sette miglia da qui, dove si svolgono feste e banchetti e la vita scorre briosa tra torri di guardia e sale riscaldate. Qui invece siamo in pochi. Pochi soldati e anche mal pagati, tagliati fuori dal mondo in questo posto dimenticato da Dio, sperduti nelle boscaglie che si allargano a perdita d'occhio. Una guarnigione di confine male armata e male in arnese.

Questa notte che il vento ha spazzato via le nuvole all'improvviso innalzando nel cielo la lanterna della luna, giù nella valle abbiamo visto i Veneziani cercare il guado tra le rocce. Eravamo pronti a dare l'allarme con le fiaccole, a segnalare il tentativo di invasione. Chissà cosa ne avrebbero pensato i Visconti a Milano, chissà quali altre guerre come conseguenza ne sarebbero derivate. E noi? Di noi che sarebbe stato? I nemici ci avrebbero passato a fil di spada o sgozzato o ancora ci avrebbero scagliati oltre l'abisso, giù tra le marmitte di roccia che affiorano dall'acqua verde.

No, non erano i Veneziani. Erano ancora contrabbandieri. Trasportavano grano o sale dalla Serenissima al Ducato. Gente furba, i bergamaschi. Sono settimane, sono mesi, sono anni ormai che molte notti pensiamo di vedere giungere l'esercito veneziano e invece ci troviamo davanti questi pitocchi che se la svignano veloci come ratti, scivolosi come bisce d'acqua.

E il duca mi rampogna. Il duca si lamenta: mi scrive di prestare più attenzione ai contrabbandieri. E come si fa? Con i pochi uomini della guarnigione, come faccio a disporli lungo il fiume e a costituire una rete abbastanza valida di controllo? Quelli passano, passano. Si acquattano tra le canne, si nascondono dietro i massi. Passi per le limpide notti di luna come questa. Ma quando scende la nebbia tutto diventa invisibile: sembra di trovarsi nel mezzo di una immensa nuvola, ho paura di perdere anche le sentinelle.

“Ho bisogno di più uomini” ho scritto al duca. Neanche lo sa che anch'io devo fare i miei turni, che certe notti abbandono il letto caldo per rimanere lì come un palo nel bel mezzo del nulla a guardare lontano come un avvoltoio. Neanche lo sa di tutte le lamentele che devo sorbirmi dai miei uomini perché sempre più rare sono le licenze che concedo per andare a trovare le loro donne e le loro famiglie. Se vogliono l'amore, devono arrangiarsi con le ragazze della locanda su al paese.

Ma il duca no. Il duca mi manda lunghissime lettere in cui non parla di nulla: le costella di formulari, di ordini di servizio, di regolamenti, di organigrammi, di mansionari. E ieri mi ha anche minacciato: “Stai attento che non ti accada che per fare entrare troppa gente nella fortezza, non ne venga cacciato fuori tu...” Casomai si informa sui contrabbandieri: teme che gli tolgano denaro. E sui Veneziani. Ma qui di soldati della Serenissima non se n'è mai visto neanche uno.

Un momento: quelli che si muovono là... No, sono solo le canne che si agitano nella brezza. Se non guardi bene le puoi scambiare per cappelli piumati, le loro foglie sono vestiti, i germani che si muovono i loro piedi. C'è da impazzire a rimanere qui.


© Istituto e Museo di Storia della Scienza

2 commenti:

Buba ha detto...

sì c'è da impazzire.... il buio e la nebbia giocano con lo sguardo e la fantasia annoiata di una povera sentinella all'erta suggeriscono cose che non sono vere

DR ha detto...

...e il tempo che scorre inesorabile senza che nulla accada...