sabato 20 febbraio 2010

Il riconoscimento


Ti conoscevo già da anni, ma fu solo in quel pomeriggio di giugno che ti rivelasti a me improvvisamente. Erano le ore più calde del giorno d'estate e il sole era tornato a splendere dopo una notte e un mattino di pioggia. Mi apparisti nella luce, come una Madonna, ti vidi con occhi diversi; fu come se all'improvviso uno zoom riconoscesse te in una folla immensa, una su centomila, una su un milione, una sui miliardi di abitanti che popolano la Terra. Te sola in uno stadio, te sola in un concerto rock, te sola in una spiaggia che si snoda per chilometri di ombrelloni e sedie a sdraio.

Ti riconobbi come la squaw che realizzai un giorno con il mosaico Quercetti, quelle tessere colorate da inserire negli appositi spazi di un telaio bianco seguendo uno schema di posizioni e di colori. Ricordo che mi piacque tanto che fotografai l'opera ottenuta e ancora adesso conservo nel mio album quel viso dolce incorniciato da trecce corvine, una fascia a cingere la fronte. Me n'ero innamorato a dieci anni, sì. È per questo che l'ho riconosciuta in te: ho riconosciuto l'amore.

E in quella strada assolata lo capii subito: dicesti «Ciao» e sentii il cuore martellare impazzito come un pistone, sentii un calore invadermi istantaneamente, il rossore salirmi alle guance, gli occhi tendersi a comprenderti tutta, come a fotografarti per ricordare, proprio allo stesso modo con cui avevo immortalato la squaw. Eri stata il nulla per anni, eri il nulla un istante prima, una via prima di quella e adesso d'un tratto diventavi l'universo mondo, il sole cui orbita attorno ogni pianeta, la calamita che attira il metallo, la mia Afrodite sorta dalla spuma del mare, l'isola alla quale si aggrappa il naufrago.

Ti riconobbi in quell'istante - forse è quello che chiamano colpo di fulmine, io preferisco pensare a un atto di riconoscimento, a un capire, prendere coscienza. Ti riconobbi e sentii cambiare la mia vita: eri appena passata accanto a me, eri a qualche passo da me, a dieci metri, stavi per svoltare l'angolo e sapevo che il mio fine da quel momento eri tu, che ogni mio pensiero, ogni mia azione era rivolta a te, doveva fare i conti con te, mia squaw.


Tim McAninch, “Face in the crowd”

2 commenti:

Buba ha detto...

è così, la Vita ad un tratto si avvicina, ti prende dolcemente per mano sussurandoti: "è lei" .... tutto il resto perde significato, tu perdi la testa .... è la magia dell'Amore e tu l'hai saputa fotografare con la solita maestrìa....

DR ha detto...

e, come si dice, il primo amore non si scorda mai, anche se poi lo perdi per strada e lo sostituisci con altri amori...