sabato 23 gennaio 2010

Ringhiera sul mare


Il tuo sguardo all'improvviso si accese di una venatura maliziosa, un sottile lampo come talora ne capitano nelle sere estive di grande calura. Un luccichio lontano, un effimero scintillio come quello di una randa che si abbassi all'orizzonte nell'ultimo tramonto.

Con la mano indicasti un punto nel vago: poteva essere la punta dove andavano accendendosi le luci e il mare si oscurava cadendo in un grigio senza fondo o il pontile dove i ragazzi si attardavano a pescare i granchi con le corde e le mollette da bucato. O ancora un largo tratto della spiaggia dove gli ombrelloni incappucciati montavano la guardia ai rari bagnanti rimasti sul bagnasciuga.

Il gesto che facesti era al contempo nobile e lezioso, antico movimento di principessa, di dama di corte che lascia cadere il fazzoletto in attesa che un paggio lo raccolga con celerità. Guardai dove guardavi tu, il vasto angolo indicato dalla mano: sembrava che restasse la fosforescenza di quella movenza del braccio.

Non vidi nulla: gabbiani che planavano, pescherecci lontani immersi nell'ultima luce, casoni dai tetti di paglia, onde che portavano alla deriva oscuri intrecci di alghe, gli alti palazzi della costa dove migliaia di persone si facevano la doccia e si cospargevano di creme doposole al termine di una giornata passata in spiaggia.

Il vento che soffiava dal mare ti incollava il vestito a fiorellini di disegno provenzale sul seno e sulle gambe, ti disegnava l'incavo del ventre, ti scompigliava i capelli e mi sferzava il viso con le loro ciocche. La ringhiera verde scottava ancora per il calore raccolto durante il giorno, ma sembrava che anche dal tuo corpo emanasse quel calore, una febbre delirante e improvvisa.

“Non c'è più” dicesti e io restavo lì sbigottito indagando ancora su cosa mai avesse voluto manifestarsi ai tuoi occhi e non ai miei. Il vento continuava a soffiare, scuoteva le chiome degli oleandri come se volesse strapparli dalla terra, alzava la sabbia livellando i milioni di impronte che segnavano la spiaggia: l'indomani, i primi visitatori del mattino avrebbero trovato una lavagna liscia e fredda e avrebbero cominciato a raccogliere le conchiglie portate a riva dalla notte.


Brett Lynch, “Ocean breeze”

4 commenti:

Buba ha detto...

mi sono immedesimata molto nel racconto, non so se preferire essere LEI o LUI.... penso decisamente LUI che cerca di vedere ciò che coglie con lo sguardo LEI !

DR ha detto...

È una piccola metafora dell'incomunicabilità, dell'impossibilità di raccontare l'ineffabile: il mistero si può talvolta solo intuire o lo si vede scorrere negli occhi degli altri. È anche l'impossibilità per un uomo di capire quello che prova una donna (e viceversa).

zoé ha detto...

Bella bella bella.
Mi piace troppo come scrivi .. ;)

DR ha detto...

grazie infinite, zoe... :-)