sabato 28 febbraio 2009

Un lampo


Me ne stavo andando tranquillo per Corso Vittorio Emanuele, guardando le vetrine e godendomi la brezza tiepida di primavera, odorosa di nuovi fiori anche nel centro di Milano. All'improvviso, tra la gente noncurante del primo pomeriggio che passeggiava come me, tra i turisti giapponesi con la macchina fotografica a tracolla e quelli americani in maglietta e sandali, tra gli impiegati delle banche che rientravano dalla pausa pranzo, apparve come un lampo.

O piuttosto è meglio dire che nella mia testa, nel mio cuore, nella mia anima, in qualche parte di me preposta alla funzione del ricordo e della memoria, in qualche sperduta e remota sinapsi, si accese una lampadina - potei sentire quasi lo scatto dell'interruttore, la piccola leva che apre le porte del tempo e consente di valicarle per un attimo solo.

Ed era lei che aveva acceso l'interruttore, quella donna che avevo incrociato qualche istante prima, nella gente anonima del Corso: era lei che camminava sul filo del ricordo, e che mi aveva condotto a percorrere in equilibrio instabile quella lama sottile ed affilata: una donna con le scarpe basse ed il cappotto chiaro, i capelli castani dai riflessi dorati sciolti sulle spalle, una borsetta di pelle nera a tracolla. Lei, la giovane donna che mi aveva rubato il cuore in un'estate lontana, che mi aveva portato fuori dall'adolescenza sul passo di un amore leggiadro e travolgente.

Ma quel lampo, proprio come una saetta nel cielo notturno di un temporale d'estate illumina per un tempo troppo breve la realtà circostante, fu infinitesimo: lo spiraglio aperto come una breccia nelle mura sterminate del tempo, la tentazione di voltarmi e fermare la donna, di verificare se davvero fosse lei, di rinverdire i ricordi seduti al tavolino di uno dei tanti caffè disseminati sotto i portici.

Dominai quel capriccio, con la ragione mi convinsi che non poteva essere lei, lì a Milano, in quel preciso momento; che la coincidenza era assolutamente improbabile, qualsiasi matematico mi avrebbe potuto dimostrare con estrema facilità che la combinazione statisticamente avrebbe potuto calcolarsi in miliardesimi.

Fu così che, razionalmente, ebbi la meglio sul desiderio, sull'illusione. Fu così che frenai i destrieri bianchi della fantasia, già smaniosi di lanciarsi in un galoppo sfrenato nelle lande del sogno: non era lei, neanche le somigliava. O no?



Milano, Corso Vittorio Emanuele (da "About Milan...")

venerdì 27 febbraio 2009

Un silenzio


Un silenzio, breve, improvviso, forte come un urlo, quasi che il tempo si fosse fermato. Nessun motore rombante, nessun clacson, non fischietto di vigile o scrosciare di laterizi a frantumare l’aria, né un canto d’uccelli o un sibilo di sirena. Un istante non misurabile, non qualificabile: un miliardesimo di secondo, un decimo, un paio, tre o quattro.

Mi sono voltato e lei era lì pressante come un desiderio, immobile nella folla ora in movimento, impegnata a percorrere la via come un fiume di formiche. E hanno sporte da cui fuoriesce verdura o bastoni di pane, borse della spesa o da lavoro. La differenza è che le formiche possono portare anche il doppio o il triplo del loro peso.

Era lì, con il suo vestitino a fiori, lungo appena sopra il ginocchio, le maniche corte, la pelle non ancora abbronzata, una peluria dorata quasi invisibile, come quella sulla buccia delle pesche. E mi sorrideva. Da un lontano ricordo ancora mi sorrideva. Ed era quella di allora, intorno ai vent’anni. La memoria certo non sa se si è tagliata i capelli e quali rughe si disegnino sul suo bel viso. Non sa quello che le ha fatto il tempo.

L’altro giorno alla televisione ho visto quell’attrice che le somiglia, avrà qualche anno più di lei: l’ho riconosciuta subito ma ho stentato a credere che la ragazza che ricordavo in un film sull’America fosse la signora bionda seduta sul divano di un talk-show. La sua faccia era gonfia, come se usasse del cortisone, la rosa che ricordavo turgida ha preso ad avvizzire. Lei invece no, lei come nel ricordo improvviso mi si è parata in una strada cittadina gonfia di traffico e del viavai di un mercato rionale.

Lei no. Apparsa improvvisa alle mie spalle evocata da un silenzio, chiamandomi con un’assenza di suoni per poi sparire tra la gente quando il tempo - così mi è sembrato - ha ripreso a correre e ho proseguito la mia strada senza più cercarla.


Thomas Baier, "NYC Jackson"