sabato 14 novembre 2009

L’uomo elegante


Il vento scuote i campanelli appesi fuori sul balcone, il canarino nella gabbia comincia a muoversi irrequieto, a emettere non il suo canto melodioso ma note stridule. Anche la caffettiera si è messa a borbottare e la portinaia esce a controllare, abbandona la guardiola con un senso di inquietudine.

C’è un uomo vestito di tutto punto, elegante. Ha un cappotto antracite di ottimo taglio, sotto il quale si intravede una cravatta nera, i pantaloni scuri hanno una piega perfetta. Sotto gli occhiali dorati che gli danno l’aria distinta da professore, da illustre medico, si accende un pizzetto brizzolato. Sotto il cappello di feltro si può notare la chioma fresca di barbiere. Intimorisce. Ma Vincenza, la portinaia, è un donnone che ne ha viste tante, sono trent’anni che occupa quella guardiola e conosce il modo per difendersi e offendere…

«Buonasera. Desidera?» L’uomo, non certo intimidito, ma quasi sorpreso di trovare una reazione così energica, rimane pensieroso un secondo, poi risponde «Il magistrato Brambilla…» Vincenza gli indica dove può trovarlo, al terzo piano, interno sei, e ritorna al suo caffè, al caldo della sua portineria dove il canarino ora è tranquillo sul trespolo. Anche la campana a vento tace, fuori il buio è totale, anche la nebbia dev’essere scesa a coprire ogni cosa. Eppure, c’era qualcosa di strano in quell’uomo, un ghigno sottaciuto, un particolare che lo rendeva antipatico. Vincenza si ripromette di parlarne al magistrato, un uomo così cordiale, in pensione da tanti anni e sempre gentile con tutti. Ogni tanto, tornando dalla sua passeggiata mattutina le lascia il giornale sfogliato al circolo. Sempre premuroso, sempre educato, un vero signore…

Il canarino si agita, un passo rimbomba per le scale, fuori una nuova folata smuove le campanelle. Con la coda dell’occhio Vincenza riesce a scorgere l’uomo con il cappotto nero. Un medico, pensa, anzi, un chirurgo. Se n’è andato senza neanche salutare, la portinaia lo vede svanire nella nebbia.

Un quarto d’ora dopo splende la luna, il cielo è sereno, qualche nuvola vaga qua e là come una pecorella smarrita. Vincenza sale dal dottor Brambilla: non apre. Suona ripetutamente, poi si rassegna a usare le chiavi di riserva. Tutto è in ordine salvo, sul tavolino in salotto, due tazze da tè. Il magistrato giace supino sul letto, fulminato da un infarto.

Ora Vincenza sa chi era quell’uomo…


Henri Gervex, “Uomo elegante su una terrazza”

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