sabato 22 agosto 2009

Vetro


Eravamo sul finire degli Anni ‘30. Il sole splendeva forte sugli scavi nel deserto. Scavavamo nelle vicinanze dell’antica Babilonia in un sito che avrebbe potuto essere tutto ciò che restava della torre di Babele. La ricerca archeologica era guidata dal professor Jonas Seizmore dell’Università di Harvard. Allora ero un suo giovane studente, aitante e pronto a seguire il mio maestro in capo al mondo.

“La nostra missione” ci aveva detto Seizmore dopo averci radunati in cerchio attorno alla sua figura rivestita di un cappellaccio con le falde larghissime “è di accertare fino a quale profondità giungono tutti questi strati di ruderi e di manufatti”. Così scavammo un pozzo di prova proprio nel punto dove il professor Seizmore si era bilanciato sui massicci talloni allenati da anni di scavi mentre ci catechizzava sulle procedure da compiere.

Catalogammo le nostre scoperte man mano che uscivano dalla voragine aperta nel terreno sabbioso: il lavoro fu lungo e durò parecchie settimane; intanto il mondo stava alimentando la follia della guerra, che sarebbe scoppiata di lì a qualche mese, con l’invasione della Polonia da parte delle truppe di Hitler. Ma allora, in quella primavera del 1939, ancora non lo sapevamo, e dissotterravamo e spolveravamo e catalogavamo epoca per epoca i reperti strappati alla terra.

Sotto gli strati delle grandi rovine trovammo un ammasso di argille sabbiose alluvionali. Volevamo fermarci, considerando che il nostro lavoro fosse finito, ma il professor Seizmore, cui gli occhi brillavano come se avesse una forte febbre, ci esortò a proseguire. Scavammo ancora ed enorme fu la sorpresa quando scoprimmo al di sotto di questo strato i resti di una città ancora più antica e ancora sotto di questa poveri villaggi che testimoniavano la presenza di una remota civiltà contadina. Si trattava probabilmente di ruderi risalenti a circa diecimila anni prima di Cristo.

Proseguimmo ancora a scavare: l’eccitazione del professore si era trasmessa a studenti e assistenti. Rinvenimmo manufatti ancora più primitivi, tutto lasciava supporre che si trattasse di una comunità di pastori e di cacciatori. Saremmo arrivati fino al centro della terra se Seizmore ce lo avesse ordinato. Invece, sotto quest’ultimo livello, fummo bloccati da un misterioso strato di vetro verde, limpido e spesso. Non ci capacitammo, nessuno seppe dare una risposta. La stagione degli scavi finì e riportammo migliaia di casse negli Stati Uniti. Sarebbero occorsi anni per analizzare e catalogare i reperti.

Invece scoppiò la guerra, i giapponesi ci attaccarono a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941 e fui chiamato a servire la patria. Le vicende della guerra e le mie competenze mi portarono ad Alamogordo. Lì, all’inizio del 1945, i fisici fecero esplodere la prima bomba atomica sperimentale. Quando mi capitò di vedere le fotografie del luogo della conflagrazione, mi si rizzarono i capelli: la sabbia del deserto non c’era più, si era fusa: al suo posto c’era uno strato di vetro verde, limpido e spesso…


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