sabato 13 giugno 2009

La targa sul muro


Fu lo scorso anno, d’inverno. C’era la nebbia e faticavo a orientarmi per le vie cittadine. Il tergicristalli dell’automobile non faceva in tempo a lasciare pulito il parabrezza che già minuscole goccioline lo riempivano. Era sera ed era già buio, avevo appuntamento di lì a pochi minuti in Via della Palla, ma dove mi trovavo lo sapeva il diavolo. L’ultima volta che ero riuscito a orizzontarmi ero in Viale Beatrice d’Este, poi tra un senso unico e una strada sbagliata, chissà dov’ero…

All’improvviso – avevo spalancato il finestrino per vedere meglio - udii distintamente una scarica di fucili non lontano. Strano, mi dissi. Cosa sarà mai? Nella nebbia mi parve di scorgere un gruppo di persone in divisa con lunghe armi a tracolla. Pensai che fossero delle guardie giurate e che ci fosse in corso un tentativo di rapina. Rimasi acquattato in auto, fermo. Con la coda dell’occhio, un momento che il nebbione si era un poco rarefatto, scorsi l’insegna di una via: Piazza Bertarelli. Ero vicino ormai a Via della Palla, parcheggiai lì e me ne andai all’appuntamento.

Due ore dopo la nebbia non era svanita del tutto, ma era talmente debole che si era trasformata in una sottile pioggerellina. Ritrovai l’auto. Nell’aprire la portiera mi saltò agli occhi una targa sul muro di una casa. Avrei giurato che non ci fosse prima, non l’avevo mai vista. Mi avvicinai per leggere il testo: “Qui, il 26 novembre 2049, cadeva fieramente davanti a un plotone nemico l’eroico ventenne Mattia Alinari Sbriz: il suo sacrificio riaccese la fiamma della speranza, rinvigorì la fede nella lotta all’oppressore, infuse coraggio alla patriottica resistenza”.

2049! Impossibile! Ma la lapide era lì, quella targa commemorativa simile ad altre migliaia sparse per Milano e per ogni città del globo. Ovunque hanno martiri da piangere ed eroi da elogiare. Ne sfiorai la fredda superficie di marmo, levai la sottile condensa. Poi mi venne un’idea prodigiosa: presi il cellulare e scattai una foto. Eccola lì, nello schermo a colori, archiviata nella memoria interna dell’apparecchio come testimonianza.

Il giorno seguente al solito bar di Via Meravigli incontrai Alighiero Ramponi, l’amico giornalista che scrive per il “Metropolitano”. «Ho una cosa interessante da mostrarti» gli dissi e presi il cellulare. Aprii il file con la fotografia della targa, ma non c’era che una porzione di muro, gialla e scrostata come è adesso. Della targa nessuna traccia. A Ramponi mostrai l’ultima trovata di Paris Hilton…


Dipinto di Claude Monet

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