sabato 23 maggio 2009

L’autobotte


È cominciato tutto una mattina di primavera. Era l'alba, una di quelle albe che sembrano divampare improvvise dall'Oriente come un'armata che avanzi lenta e inesorabile a conquistare nuovi territori. Fui svegliato da un ronzio sordo che andava aumentando di intensità sempre più. Mi affacciai alla finestra appena in tempo per vedere una grande autobotte delle Municipalizzate. Su un lato del camion un uomo si reggeva al lungo corrimano metallico e con l'altra mano indirizzava il getto di una cannula verso i muri e gli ingressi delle case. "Toh" pensai "cominciano presto quest'anno con la disinfestazione: sarà per via della zanzara-tigre che si propaga velocemente e che attacca anche di giorno". Qualche minuto dopo mi venne da pensare che forse gli uomini del Comune stavano semplicemente irrorando del diserbante per uccidere le tenaci piantine che spuntavano dalle crepe dell'asfalto e tra le mattonelle dei marciapiedi.

Mi sbagliavo. Il liquido che gli addetti spruzzavano in abbondanza non era che cortesia. I primi effetti si verificarono qualche giorno dopo - evidentemente le goccioline dovevano avere un po' di tempo per agire. La gente per le vie iniziò a salutarsi, a darsi titoli anche magniloquenti: "Egregio Signore, buongiorno, che piacere vederla!", "Illustrissimo, ma sa che la trovo bene!, "Signora mia carissima, lei è davvero uno splendore". I più ammanicati sapevano rivolgersi anche alle "Eminenze Illustrissime", agli "Onorevoli carissimi", alle "Eccellenze". Poi le code cominciarono a essere ordinate: in fila agli uffici postali, dal panettiere, al supermercato, la gente spesso cedeva con galanteria il proprio posto, così anche sugli autobus e sui tram. Se c'era una donna incinta, immancabilmente si alzavano in sette o otto per farla sedere; così per qualche anziano, che sdegnava l'offerta e faceva un gesto come dire: "No, si figuri, lei è molto gentile, ma sarebbe troppo, fin che le gambe mi reggono". Anche i vigili si fecero gentili, spesso chiudevano un occhio, e quando si sentivano in dovere di multare, lo facevano con tante scuse e mille cerimonie.

I crimini poi diminuirono drasticamente, si contò solo una rapina e per giunta il rapinatore regalò mazzi di fiori alle impiegate della banca e lasciò da mangiare per tutti; aveva addirittura legato la guardia giurata con fazzoletti di seta. Nessun omicidio, nessuno stupro, nessuna effrazione. I tribunali riuscirono a smaltire molti processi arretrati, altri vennero cancellati su richiesta delle parti, che molto spesso abbandonavano il tribunale a braccetto, offrendosi a vicenda da bere nel primo bar. La polizia e i carabinieri avevano poco o nulla da fare: si limitavano a lavare le Volanti e a tenere puliti i giardini delle caserme.

Poi venne il vento, un vento caldo che portava gli odori del deserto e un umido sentore di pioggia. E venne anche la pioggia, portata da nuvoloni neri e minacciosi che flagellarono le strade per una settimana. La cortesia è stata spazzata via in men che non si dica. La gente è ritornata a comportarsi come sempre, con modi da cafoni, saltando le file, passando con il rosso. I telegiornali hanno ripreso a dare notizie di crimini. Non ci si saluta più, si vive del proprio egoismo e del proprio tornaconto. E molti hanno sospirato: "Meno male..."


Fotografia: © Claudio Pistoia

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